Dunque l’Europa non è più matrigna, ma una mamma solerte e prodiga di doni? Dunque potremo grazie ad essa superare la pandemia con la speranza, non solo di uscire dall’attuale crisi finanziaria ed occupazionale, ma fare dell’Italia, come qualcuno auspica, un paesi per giovani?

E’ probabile tutto ciò visto che un’ondata di miliardi (173 secondo calcoli prudenziali) ci verrà concessa sia a fondo perduto che a tasso agevolato?

Queste domande mi hanno fatto pensare ad un film del 1973 di Marco Ferreri, La Grande Abbuffata, titolo originale francese “La grande bouffe”, girato a Parigi, in cui si narra il suicidio di quattro personaggi delusi dalla vita, attraverso l’eccesso di cibo, appunto morte per abbuffata.

Cioè, per essere ancora più chiari nella metafora: un Paese come il nostro, indebitato come nessun altro, potrebbe, alla prova della spesa di risorse inusitate, arrivare all’estreme paralizzanti conseguenze della propria crisi, per una indigestione di miliardi, una congestione di provvedimenti, una colica di interventi, una bulimia di realizzazioni incompiute.

Gli indizi ci sono tutti: una politica fragile e caotica; un sistema Paese inceppato; una sopravvalutazione di tali risorse.

Se non ci fosse stata la “sbronza del Papeete”, naturalmente ubriachezza da potere, e l’intuizione cinica del secondo Matteo, questa attuale compagine governativa sarebbe rimasta “in mente Dei” o nelle elucubrazioni di qualche politologo.

Non c’è, per DNA politico, un’affinità, prospettiva, attitudine che giustifichi il loro stare insieme, se non la straordinaria occasione di gestire il potere e conservare gli ottimali risultati parlamentari delle ultime elezioni.

Serve un programma strategico organico e soprattutto condiviso, che affronti le nostre ataviche carenze, giustificate sinora dalla mancanza di denaro, come lavoro, scuola, ricerca, banda larga, informatizzazione, infrastrutture, aree interne e montane.

Se continuiamo a produrre provvedimenti di 464 pagg., 256 artt.,  migliaia di commi, alcune dozzine di decreti attuativi, cioè a produrre l’alimento e la ragione di essere di una burocrazia pervasiva, invecchiata, ferma all’adempimento e non adusa al risultato, non andremo da nessuna parte.

Se non riformiamo il nostro modo di legiferare e di applicare le norme, cominciando dal ridurre il numero di chi le fa, idem; se non promuoviamo una nuova classe politica colta e motivata ed anche ben pagata sui risultati che ottiene, idem; se non applichiamo fino in fondo la Costituzione che c’è, senza avventurarci in sgangherate riforme, ari-idem.

Ad ultimo, il colpo di grazia ci potrebbe venire proprio dai miliardi di euro che probabilmente arriveranno vinte le resistenze dei 4 Stati dell’Avarizia; facendo due conti: dagli 82 mld a fondo perduto, sui 500 di sussidi reperiti dalla tassazione nell’UE, gli Italiani ne dovranno mettere ben 65 in tasse, quindi il sistema potrà contare su 17 netti; certo i 91 mld circa di prestito hanno un tasso minore e quindi si calcola un bel risparmio netto.

Il rischio di una Grande Abbuffata ed il proverbio “l’appetito vien mangiando”, non sono certo buoni viatici, anzi!

Francesco Chiucchiurlotto