Francesco Chiucchiurlotto

 

VITERBO – Il 4 dicembre, data faditica della sconclusionata recente storia patria, sembra appartenere ad un’altra era politica, ma purtroppo i nefasti effetti dei suoi prodromi perdurano.
Se avendone il potere, qualcuno in attesa di una sentenza che implica la possibile condanna a morte di un imputato, passasse immediatamente all’esecuzione della stessa mentre, ripeto, il malcapitato attende il giudizio, si leverebbe una unanime riprovazione per tale barbaro atto e si invocherebbero interventi, autorità, istituzioni per sanzionarlo.

Con la legge n°56/14, la Del Rio, dal nome del suo autore, si è perpetrata analoga fattispecie delittuosa: “in attesa” dell’esito referendario, dato per scontato come favorevole, si aboliscono di fatto le Province sottraendo loro competenze e prerogative, conferendo loro un rango istituzionale e politico di secondo grado, mentre le si sottraggono risorse vitali per strade e scuole, come se per esse non ci fosse più bisogno di manutenzione e sicurezza.

Stavolta il “barbaro atto” è avvenuto nell’indifferente silenzio di tutti, a cominciare proprio dalle Province o dalla loro associazione, l’UPI, chissà per quale malinteso senso di colpa o disciplina di appartenenza politica.

Si è poi provveduto alla spartizione delle spoglie e la parte del leone l’hanno fatta ovunque le Regioni, che hanno così gonfiato gli organici con gli impiegati provinciali che hanno seguito le materie, le funzioni, i procedimenti di loro competenza.

Materie, funzioni, procedimenti di tipo amministrativo che la Costituzione, artt.5 e 118, attribuisce a Province e Comuni.

La Costituzione di una Repubblica, in particolare la nostra, è il risultato di un equilibrio tra poteri e soprattutto la scelta del “CHI FA CHE COSA”, con la ripartizione di potestà ed attribuzioni che schematizzando sono: lo Stato e le Regioni fanno le leggi; le Province coordinano; i Comuni gestiscono.

E’ in atto da tempo una spinta centralistica, recepita in pieno dalla riforma bocciata, che tende a portare tutto in capo allo Stato ed alle Regioni perché quel che interessa è la gestione; di cosa? Ma del denaro pubblico, bellezza! Che più è lontano dai centri di verifica e controllo, più è concentrato in gigantesche stazioni appaltanti (Consip docet), più è nelle mani di pochi superdecisori, più è appetibile (eufemismo).

Le Regioni stanno gestendo in spregio alla Costituzione ciò che non dovrebbero e non si pongono neanche il problema che l’”attesa” è finita ed in modo negativo, e che quindi sarebbe loro dovere ripristinare il buon senso di un assetto istituzionale armonico.

Le conseguenze sono evidenti; la Regione Lazio non si occupa come dovrebbe delle questioni vitali che riguardano acqua, rifiuti, energia, Roma Capitale, Comunità Montane.

L’ultima questione, ad esempio, che si sta affrontando a tozzi e bocconi sulle fonti geotermiche nel Viterbese, senza un piano energetico regionale degno di questo nome, senza una pur doverosa connessione con la Regione Toscana e l’ Umbria e le esperienze colà maturate, senza una posizione scientifica e tecnologica acquisita, ne è la riprova.

Intanto si susseguono bandi su bandi, spezzettando le risorse ed indebolendone gli effetti, si moltiplicano gli uffici e la burocrazia ecc. Non resta che augurare: Buona gestione care Regioni, finche’ c’è qualcosa da gestire!

Francesco Chiucchiurlotto (Res 97)

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