“Passata è la tempesta: Odo augelli far festa, e la gallina,Tornata in su la via,Che ripete il suo verso. Ecco il sereno Rompe là da ponente, alla montagna; Sgombrasi la campagna,E chiaro nella valle il fiume appare. Ogni cor si rallegra, in ogni lato Risorge il romorio Torna il lavoro usato.”
Chi non ricorda questa poesia di Leopardi in cui è destino dell’uomo provare quiete e gioia solo al termine di un dolore, che però solo la morte definitivamente “risana”?
Giacomo Leopardi lascia sempre dell’amaro a fine lettura, ed anche nella “Quiete dopo la tempesta” che inizia in modo baldanzoso ed allegro, finisce per svelarci che la Natura, inevitabilmente matrigna, la vera quiete la trova nella morte: Brrrr !
Meno drammatico ma ugualmente problematico lo spunto leopardiano applicato al dopo elezioni presidenziali USA: sollievo, festosità diffusa; il sereno di una prospettiva nuova che irrompe nel contesto politico internazionale; quel che c’è di buono in America, ancora una volta prevale su quel che c’è di cattivo: molto dell’uno, ma anche molto dell’altro.
Diamo per scontato che il risultato per Joe Biden si consoliderà in tutte le sedi legali adite da Donald Trump e quindi a gennaio, potrà cominciare un nuovo corso, ma come?
Gli USA restano ancora la patria del populismo, del sovranismo, del suprematismo ed i milioni di voti per Trump stanno a dimostrarlo; le torsioni prodotte nella democrazia più antica dell’occidente contemporaneo sono intatte ed il processo di resilienza e recupero deve ancora cominciare.
La gallina tornata sulla via a ripetere il suo verso, può dare un tono nefasto alla metafora, e ciò che va “curato” è ancora minacciosamente presente, sottovalutato ancora dagli aspetti folcloristici, fracassoni e macchiettistici che i media, non solo americani, vi hanno profuso.
Sono saltati i presupposti della democrazia più elementare: regole condivise su un terreno di gioco comune; formazione unitaria dell’opinione pubblica; ruolo dei media e della comunicazione pubblica; scontro di pulsioni e sentimenti, non confronto di idee e posizioni.
Trump, ed il populismo che egli perfettamente interpreta, ha in questi anni divaricato la distanza tra èlite e “dimenticati”; ha impedito ogni tipo di contatto e dialogo con l’altra America, colta, benestante, stabilizzata, metropolitana e per questo infida e nemica; ha destituito di credibilità e fondamento ogni notizia e valutazione che non fosse allineata alla sua vulgata rozza, schematica e spesso falsa.
Vent’anni fa fu Berlusconi ad immettere nell’ agone elettorale il termine “broglio”; ricordo lo stupore che suscitò quella evocazione; ma essa era perfettamente coerente al suo schema strategico in cui l’elettore tipo aveva cultura e percezione di un dodicenne; il nemico da battere erano i politicanti corrotti e fancazzisti, pronti ad ogni imbroglio pur di mantenersi al potere; e che la retorica del fare di un Capo, avrebbe risolto ogni problema.
Allora come oggi manca una sinistra che sappia recuperare i ceti che ha abbandonato a se stessi, e quella missione di riscatto sociale che ha dimenticato; Biden, nella sua modestia, pare esserne consapevole proponendosi come interprete e tramite di una lenta riunificazione di interessi, di regole, di linguaggi, di culture e quindi di popolo; quell’ E PLURIBUS UNUM dei Padri fondatori.

Francesco Chiucchiurlotto