Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO Come è potuto accadere che una solida tradizione politica, prima socialista (PSI), e poi comunista (PCI), sia stata travisata, negletta, stravolta, da un modus operandi copiato dagli Americani e spacciato come innovazione democratica del nuovo millennio? Vediamo.

Le primarie, nel bipartitismo USA, servono a scegliere i candidati alla corsa quadriennale per la Presidenza; vi partecipano solo gli iscritti in apposite liste di partito, di solito due, che esprimono delegati alla Convention finale.

Le Primarie italiane, confezionate per conto di Prodi da Arturo Parisi, si distinguono in “Primarie di Coalizione”, per designare il candidato alla Presidenza del Consiglio, da parte di forze politiche alleate; e Primarie di Partito, per far eleggere il Segretario non dagli iscritti a quel partito, come normale, ma dagli elettori e quindi da chiunque si presenti ai gazebo.

Il 16 ottobre 2005 gli Italiani parteciparono in massa, in oltre 4 milioni (bastava pagare un obolo e sottoscrivere un intento), a questo nuovo rito di una democrazia diretta che ricorreva non più agli apparati ed agli organismi politici, ma direttamente al Popolo, per scegliere un “Capo”, che proponeva una Missione salvifica, senza le consuete mediazioni politichesi.

Allora nessuno riconobbe in questi elementi fondanti delle Primarie (Capo, Missione, Popolo), quelli che sono alla base del Populismo che avrebbero contrassegnato il Berlusconismo, il Grillismo, sino a Salvini e con molte varianti, sino a Di Maio; tra l’altro le regole sono fatte per svolgere le primarie in Comuni e Province se chi comanda acconsente.

Dopo Prodi, il 14 ottobre 2007 Veltroni che con oltre 3 milioni di partecipanti fu eletto con Primarie di Partito, Segretario del neonato PD, ma non trassero da queste prime esperienze grandi benefici, tanto che fu sfiduciato il primo e sconfitto il secondo.

Stessa mala sorte toccò a Bersani vincitore di Primarie di Partito con 3 milioni di partecipanti il 25 ottobre 2009 e con poco meno, 2,8 ml, nella competizione a due turni del 25 novembre e 2 dicembre 2012, in cui prevalse su Matteo Renzi.

Il disastro della “Non-vittoria” del 2013, la carica dei 101 traditori della candidatura Prodi alla Presidenza della Repubblica, portarono alle dimissioni di Bersani ed a Primarie di partito l’8 dicembre di quell’anno, con 2,8 milioni di elettori, 1,8 milioni dei quali votò Matteo Renzi.

Perso malamente il Referendum Costituzionale del 4 dicembre 2016, si tennero nuove Primarie di Partito il 30 aprile 2017, in cui Renzi, con 1 milione di partecipanti in meno, vinse di nuovo con quasi il 70%, per poi però raccogliere alle politiche del 4 marzo 2018 il 19% circa di voti politici, meno della metà di quanto il PD ottenne alle europee del 2014.

Quando si analizza tra le cause del populismo attuale, la scissione nelle nostre democrazie liberali, del demos (popolo) dal kratos (potere), proviamo a riflettere che con Prodi e poi con Veltroni nel PD, ciò è stato teorizzato e voluto, programmato e praticato ed ancora oggi si perdura nell’equivoco di una politica fatta di flash plebiscitari, in cui il confronto, lo scontro, di idee e programmi non avviene laddove le contraddizioni si formano e sviluppano, cioè alla base di un partito o di una nazione, ma al vertice, in una sorta di iperuranio in cui i “Campioni” duellano e la massa indistinta di popolo (vota chiunque passi) sceglie ogni tanto.

Non c’è stato un vincitore delle nostre strane primarie che sia sopravvissuto ad esse; ma per quale cavolo di motivo continuare?!?

Francesco Chiucchiurlotto (Res 169)
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