Francesco Chiucchiurlotto

 

VITERBO – “La rabbia e l’algoritmo” è il titolo di un recente ed agile pamphlet di Giuliano da Empoli, uno dei migliori giovani intellettuali che hanno segnato l’ascesa di Renzi (fu suo Assessore alla Cultura a Firenze), in cui si analizza il fenomeno Cinque Stelle, finalmente in modo serio e scientifico, per quanto lo può essere l’analisi politica.

La rabbia, Peter Sloterdijk (Ira e tempo – Ed. Meltemi Milano 2007) ne ha scritto esaustivamente; la rabbia è dentro gli elementi costitutivi del populismo ( popolo-missione-leader) ed essa, che si è affidata all’algoritmo di Grillo/Casalegno, si può battere soltanto quietandola non aggredendola; “con gentilezza”, suggerisce Giuliano Da Empoli.

Lo scontro, il dileggio, l’insulto non fanno che rinfocolarla e quindi rendono più forti chi su di essa puntano, cioè in Italia il Movimento 5 Stelle.

Matteo Renzi ha avuto nei confronti di Giuliano lo stesso atteggiamento che ha avuto con Civati-Bonafè-Richetti ecc.:” Bravo, ma avanti un altro”, infatti sta facendo su questo punto focale tutto il contrario di quel che c’è da fare per la rabbia populista; lo scontro con Grillo ed il suo populismo di Stato, destinati a perdere ed a perderci.

Il “ Noi l’avevamo detto, sarà la palude! Un altro esempio di offuscamento della razionalità politica nei confronti del 60% degli Italiani che hanno votato NO al referendum; la ricerca di una impossibile rivincita, l’insistere su ragioni che hanno ricevuto una dura sanzione negativa; la dimostrazione palese che la lezione non è servita e che probabilmente alla prima occasione sarà reiterata; l’illusione che quel 40% delle europee e del 4 dicembre appartenga definitivamente ad una sola persona, che quindi ne può disporre a piacimento.

La recente vicenda della legge elettorale alla tedesca (Tedeschellum o Germanicum) è esemplare per come siamo combinati per la responsabilità personali dell’ex leader.

Si è abbandonato il sistema proporzionale perché si ritiene che il tripolarismo favorisca l’ M5S, per un proporzionale che ripropone il Partito della Nazione Renzi-Berlusconi, con il 75% di parlamentari nominati ed una anomalia che è emersa solo l’altro giorno, il caso Trentino.

L’etnia tedesca che vota Sudtiroler Volkspartei, non vuole il sistema elettorale tedesco perché non gli conviene; infatti con il maggioritario ottiene gli 11 seggi che non otterrebbe con il proporzionale e ciò perché il Trentino è Regione a statuto speciale.

Inevitabile ricordare che nel referendum era più quel che mancava che quel che c’era: per esempio l’eliminazione di questo tipo di Regioni.

L’emendamento a firma Biancofiore (Forza Italia) e M5S tendeva proprio a colmare questa anomalia e non inficiava affatto l’ulteriore avanzamento della legge.

Però il PD ha rinviato il provvedimento in Commissione perché la vera minaccia era la seconda consultazione indetta da Grillo su preferenze e voto disgiunto.

Tutto ciò acquieta la rabbia populista o la accende ancora di più? Rafforza il PD e la sinistra? Consolida il governo Gentiloni e le soluzioni che sta cercando ai nostri guai?

La risposta amico mio non è nel vento, è nelle radici del Renzismo, tradite proprio dall’ex leader, come la storia di Giuliano Da Empoli dimostra.

F. Chiucchiurlotto (Res 90)

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