Sto leggendo, con molto piacere ed interesse il terzo tomo di Antonio Scurati sull’ascesa e caduta del “Figlio del Secolo” Benito Mussolini, dal titolo “Gli ultimi giorni dell’Europa”, edizioni Bompiani, e sono giunto agli anni 1938 e 1939 che hanno delle significative analogie con il nostro tormentato presente.

Hitler si muove da padrone dei destini dell’Europa, e dopo l’Anschluss dell’Austria pone la questione dei Sudeti, in cui importanti presenze tedescofone lamentano persecuzioni e maltrattamenti tali da richiedere un intervento riparatore del Reich, che avviene, poi sancito dalla Conferenza di Monaco; subito dopo è la volta dell’intera Cecoslovacchia, invasa da forze preponderanti tedesche profittando del contrasto tra gli slovacchi ed i cechi.

Ancora una volta la scusa geopolitica delle etnie oppresse fuori dal naturale “spazio vitale” funzionò, almeno sino al 1 settembre 1939 quando l’invasione della Polonia mostrò il chiaro intento imperialistico di invasione e conquista.

Tutto ciò lo trovo come un’analogia sconcertante con quello che Putin, nel tentativo di ripristinare l’impero staliniano dell’URSS, ha portato avanti in Cecenia, in Georgia, in Crimea, siano all’invasione dell’Ucraina, usando come unico strumento la guerra.

Il Donbas e gli altri territori russofoni, ma non russofili, oggetto della buffonata referendaria che tutti hanno visto, non sono altro che i Sudeti di Putin; non esistono prove documentarie delle presunte atrocità ucraine in quei luoghi, se non nella propaganda russa, mentre sappiamo con certezza che il battaglione di mercenari Wagner vi ha operato a lungo.

Ora il Silvio Berlusconi postelettorale esterna ricostruzioni storiche sulla guerra in Ucraina di primo conio e di ultima credibilità, che neanche Orban, Lukaschenko e similia hanno osato proporre: il governo delle “persone per bene” a Kiev è il super top delle gag internazionali .

Sono giorni strani quelli che stiamo vivendo: il corpo elettorale, ancor che menomato da una forte astensione, si è espresso in modo netto: deve governare Giorgia Meloni.

Passi che tutte le forze di opposizione ne contrastino le mosse e le prospettive di governo.

Ma che all’interno del Centro Destra si sia allestita una batteria missilistica anti Giorgia pronta a far fuoco ad ogni piè sospinto, appare veramente incomprensibile, anche alla logica delle pur spericolate tattiche: pericolosa per la tenuta internazionale del nostro Paese, e soprattutto stupida, anche entrando nelle ipotesi di demenza senile, risentimento misogino,  rifiuto di ogni altrui subordinazione e tramonto di ogni possibile rivincita.

Che il terreno del confronto internazionale sulla fedeltà euroatlantica sia stato scelto da Berlusconi con le sue mirabolanti e pianificate esternazioni, e da Salvini ventriloquando Fontana sulle sanzioni, sono appunto missili deflagranti sulla formazione del prossimo governo di Giorgia Meloni, e per almeno ridurla ad “anatra zoppa” docile ed arrendevole.

Ma è veramente così, oppure c’è una forte pressione ricattatoria che spinge i due a pronunciarsi a comando al di là delle loro vere convinzioni? E’ plausibile che essendo entrambi entrati in possibili e lucrosi affari con i russi oggi ne debbano, a comando ripeto, pagarne un qualche prezzo? Quando Giorgia Meloni, ironicamente chiamata “Signora” ci dice forte e chiaro che lei non è ricattabile, non si riferisce proprio a questa ipotesi? Presto lo sapremo.

Francesco Chiucchiurlotto

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