Ci mancava anche il Quatargate per rendere ancor più fosco il clima congressuale del PD, già di per sé incasinato da errori evitabili ma pervicacemente perseguiti.

Come la permanenza inopportuna di Enrico Letta a guidare la transizione, ops!, la rigenerazione del partito; le regole dilatorie dello svolgimento congressuale e quelle complicatissime del tesseramento, in parte cartaceo ed in parte informatico tese illusoriamente a frenare il potere delle correnti; la conservazione del metodo delle primarie, una delle cause principali della crisi di questa classe dirigente, con la perdita di un’ottima occasione per dare un segnale di radicale cambiamento.

Il dibattito infuria, ma le idee mancano, sul ponte non sventola alcuna bandiera. (per dirla con Arnaldo Fusinato poeta del Risorgimento italiano, o anche con Franco Battiato, cantore raffinato delle nostre emozioni.)

C’è nel dibattito in corso un difetto che storicamente affligge la sinistra quando diviene verbosa, saccente, autoreferenziale: l’OCCORRISMO.

Cioè quasi tutti gli intellettuali, i dirigenti ed anche purtroppo i militanti, indicano quel che occorre fare, ma quasi nessuno si sbilancia nell’indicare cosa e come.

Un esempio per tutti l’intervento nel dibattito congressuale di Miguel Gotor, lucido intellettuale al fianco di Pierluigi Bersani quando guidava il PD ed altro, ed oggi Assessore alla Cultura della Capitale: ha enucleato le cinque piaghe del Partito Democratico.

Programmite, alleanzite, governite, annuncite, trasformite.

Approfondendo ogni piaga non si può non riconoscere che Gotor abbia ragione; ma non viene da lui, come dalle decine di interventi che riempiono i media, una presa netta di posizione, con indicazioni di alternative possibili, di attribuzione di responsabilità specifiche, né purtroppo proposte politicamente spendibili.

E’ la palude, in cui sabbie mobili ben mimetizzate inghiottono ogni pur sincero sforzo di venirne fuori; scomodando Hegel, una notte in cui tutte le vacche sono grige.

Non c’è nessuno che dica sulle primarie quel che disse Fantozzi sul film “La corrazzata Potenkin “.

Non c’è nessuno che dica che il limite del doppio mandato nelle cariche elettive non può essere sottoposto ad eccezioni, che poi divengono la regola.

Non c’è nessuno che dica che se si riveste una carica politica nel partito non se ne può aggiungere un’altra istituzionale, magari scelta dal rivestito.

Non c’è nessuno che dica che manca una valutazione, da parte di un qualche organismo politico, sul merito del candidato piuttosto che quella sulla fedeltà al capocorrente.

Il tacchino va bene per il Natale, ma il Natale non va bene per il tacchino (Achille Campanile); o se preferite il Convento è povero ma i frati sono ricchi; o ancora se l’albero è storto c’è una qualche possibilità di raddrizzarlo.

Ma se è secco?

Francesco Chiucchiurlotto

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