Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Le prerogative del Presidente della Repubblica derivano dalla Costituzione. Con l’art.88 può sciogliere le Camere, sentiti i relativi Presidenti, o anche una soltanto, ma non sei mesi prima della scadenza del suo mandato, il cosiddetto semestre bianco.

Con l’art. 92 “nomina il presidente del Consiglio e, su proposta di questo, i ministri”, scegliendo la persona considerata più adatta a interpretare l’indirizzo politico della maggioranza uscita dalle urne. Naturalmente, la decisione del Presidente del Consiglio non può essere arbitraria, visto che il governo deve poi avere la fiducia delle Camere. Nelle ultime legislature, la scelta era stata resa più semplice dall’affermazione di un sostanziale bipolarismo e dalla prassi  invalsa di indicare un candidato premier.

Così l’incarico a Giuseppe Conte è apparso conferito più per evitare il rischio di elezioni anticipate che convintamente conforme all’ interpretazione dell’indirizzo uscito dalla consultazione elettorale, così lontano dalla formazione e cultura del Presidente Mattarella.

Già è stato commentato il giudizio sull’Incaricato definito “amico del popolo”, come lo fu Jean Paul Marat, ma vale la pena approfondirne alcuni aspetti.

Per Marat, solo il popolo nella sua interezza è il vero sovrano, detentore di un potere assoluto e illimitato che, quando il popolo non può esprimerlo direttamente, lo delega ai suoi rappresentanti, i quali devono tuttavia avere un’autorità limitata e revocabile: altrimenti i deputati, divenuti «padroni assoluti del potere, potrebbero a loro piacimento sopprimere i diritti dei cittadini, attaccare le leggi fondamentali dello Stato, rovesciare la Costituzione e ridurre il popolo in schiavitù».

Una volta che siano stati stabiliti i limiti dei rappresentanti del popolo, «nulla deve ostacolare la loro attività», fermo restando che «il deputato che non facesse continuamente gli interessi della patria» sarebbe revocabile e penalmente perseguibile. È essenziale, per Marat, che i deputati seguano la volontà dei loro elettori, la quale può formarsi solo «attraverso l’opinione pubblica».

Ancora una volta Marat esprimeva il pensiero di Rousseau, non pensando certamente che a distanza di secoli il filosofo sarebbe diventato una piattaforma di big data..

Con tutti i distinguo possibili, le coincidenze del rivoluzionario francese con i nostri populisti e l’ispirazione russoiana sulla volontà generale, sono evidenti e l’approccio con le prerogative presidenziali altrettanto nette, in attesa di una nuova Carlotta Corday.

Fuor di esempio è chiaro che chi interpreta la volontà generale del popolo che si è espressa in libere elezioni non può che osservare un rispetto meramente formale delle prerogative presidenziali e puntare all’affermazione delle proprie indicazioni, come veri e propri dictat.

Del resto il comportamento del Presidente della Repubblica nella gestione della crisi e prima di essa, non è scevro da critiche circa una gestione incerta ora ed assolutamente debole prima: quando di fronte ad una legge elettorale chiaramente costruita per evitare che ci fosse un vincitore al fine di una ipotesi politica del tipo Nazareno 2, non esercitò l’art.74 della Costituzione circa la possibilità del rinvio alle Camere di un provvedimento non giudicabile congruo, opportuno, efficace.

La scansione dei tempi lunghi delle consultazioni; le pause di riflessione prolisse e forse non opportune; l’esposizione mediatica di un potere come quello presidenziale che deve fare della riservatezza e nettezza la propria cifra, ci mostrano una Presidenza della Repubblica non adeguata ai tempi ed agli amici del Popolo.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 160)
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