Nella polis greca di Atene, dove ebbe origine e si sperimentò il metodo democratico di governo in cui contava il numero piuttosto che gli eccellenti, il dibattito su quale fosse il migliore non cessò mai; certo rispetto ad altre città la democrazia ateniese si distingueva e soprattutto dava prove eccellenti di funzionamento, assicurando ad essa un lungo periodo di prosperità e predominio imperialistico.

Ma le altre forme di governo, monarchia, aristocrazia, oligarchia, affidandolo rispettivamente ad uno, ai migliori ed ai pochi, avevano tante buone ragioni da sostenere.

I filosofi del IV secolo a.c., nei loro utopici mondi perfetti ne sviscerarono componenti e dinamiche ed è facile constatare come tra questi ci sia contaminazione ed interrelazione.

Sei ambiti concettuali fondamentali costituiscono quel mirabile plafond intellettuale che ha fondato e caratterizzato il pensiero occidentale:

Il principio di maggioranza (plethos), quello di legalità (nomos), di forza (Krathos), di eccellenza (aretè), di competenza (epistemè) ed infine di popolo sovrano (demos).

Nel corso dei secoli tutto ciò si è evoluto sino a comporre dei sistemi di potere e di governo peculiari.

La Chiesa millenaria, è un esempio di tutto ciò unendo in modo armonico almeno tre forme di governo: la monarchia del Vicario di Cristo necessariamente unico nella sua infallibilità; l’aristocrazia cardinalizia, i Principi della Chiesa che esercitano nell’universo mondo il loro potere amministrativo; infine la democrazia che si esercita alla morte di ogni Papa, poggiando sul criterio essenziale della maggioranza.

La storia moderna, post Colombo, non è stata altro che una lotta per l’affermazione della sovranità popolare contro regimi autoritari, tirannici, monocratici, ma con la caratteristica di spazzar via l’esistente, gli ancien règime,che non tenevano il passo coi tempi; non si preoccupavano della futura gestione del potere secondo schemi e principi democratici.

Le rivoluzioni inglese, americana e francese non furono che l’affermazione delle nuove classi borghesi che esercitavano il potere del nuovo, dell’innovazione, della scienza; quella russa un tentativo durato 70 anni, di affermazione di una classe astratta e di principi antirazionali che non poteva non fallire.

C’è un bel riferimento a questa tematica da parte di Pierre Louis Roederer deputato francese che il 4 marzo 1801 (si badi,13 ventoso anno IX della Rivoluzione) che in un discorso affermò che: “ la democrazia rappresentativa è quella in cui una parte dei cittadini, scelta da un’altra parte, fa le leggi e le fa eseguire…aristocrazia elettiva e democrazia rappresentativa, dunque, sono la stessa cosa.”

Quindi le combinazioni tra i sei requisiti accennati sono tutte virtuose?

Diciamo che possono esserlo e che comunque devono fare i conti con i nuovi fenomeni che la storia o forse la cronaca, ci presenta, come il movimento delle “sardine”, un sospiro di sollievo di massa per l’occasione di un cambio di clima di cui tutti dovrebbero esser loro grati, ma che sicuramente non basta a recuperare quanto una disintermediazione populista, di destra e di sinistra, ha combinato in 30 anni.

Francesco Chicchiurlotto