Le grandi società italiane di servizi di energia elettrica, gas, acqua, reti informatiche, trasporto ecc., non è che si siano mai distinte con il mondo dei Comuni italiani, per una strategia improntata alla sensibilità di conoscere ed aiutare a risolvere i loro problemi; in particolare di quelli più fragili come i borghi ed i paesi italiani sino a 5000 abitanti.

Ebbene segnalo che c’è un’eccezione positiva rappresentata dalla spa Poste Italiane.

Tre anni fa in una fase di ristrutturazione aziendale del servizio postale, con amministratore Francesco Caio, Poste, oltre a ridurre il servizio di consegna, chiuse numerosi Uffici in tutta Italia, giustificandosi con loro ineconomicità: giustificazione bizzarra essendo la consegna della corrispondenza un servizio cosiddetto universale, tutelato dalle direttive europee ed indispensabile proprio in zone impervie e montane, naturalmente in rosso.

Ci furono ricorsi al TAR ed alla Corte Europea di Strasburgo e si avviarono ovunque delle sedi di contenzioso per ottenere una moratoria dei provvedimenti.

Partecipai personalmente ad una trattativa in Provincia: la tesi di Poste era che a fronte di utili notevoli derivanti dai servizi finanziari (depositi, bollettini, buoni) il servizio di consegna era passivo e doveva esserci un recupero; come a dire che le strade, le scuole, gli ospedali non dovessero più gravare sulla fiscalità generale, ma sui cittadini utenti dei servizi.

I disagi e le proteste, soprattutto dei Comuni, furono notevoli e opportunamente al rinnovo del Consiglio di Amministrazione avvenne un cambio radicale con la nomina di Matteo Del Fante, che rovesciò la strategia.

Si avviarono trattive sul territorio per comprendere la portata dei problemi e stringere protocolli d’intesa, come ha fatto di recente ANCILAZIO; così si arrivò ad una assemblea dei Sindaci dei borghi e paesi d’Italia sino a 5000 abitanti, che si tenne l’anno scorso, il 26 novembre all’EUR, cui parteciparono oltre 3500 amministratori locali.

Del Fante presentò 10 punti strategici che facevano seguito ad un assunto categorico: non si sarebbe più chiuso alcun Ufficio Postale.

Si istituisce un Ufficio Centrale dedicato al rapporto con le esigenze del territorio; si installeranno nuovi postamat soprattutto nei Comuni che non hanno istituti di credito; un nuovo servizio, dedicato soprattutto agli anziani che hanno difficoltà di movimento, sarà il portalettere a domicilio che con costi irrisori per ogni operazione, porterà l’Ufficio Postale a casa del cittadino richiedente; con i tabaccai si stipulano già accordi per eseguire molte operazioni postali; sarà a disposizione negli Uffici di comuni disagiati il wi.fi gratuito; sarà istituito da Poste il servizio di Tesoreria dei Comuni suddetti, con affidamento diretto e con costi ridotti; sarà garantita più sicurezza negli uffici con impianti di videosorveglianza; è già iniziato l’abbattimento di barriere elettroniche per l’accesso agli Uffici: laddove Poste è proprietaria di immobili, ci sarà la possibilità, d’intesa con i Comuni, di fare progetti di solidarietà sociale; per i Comuni turistici che vedono nel periodo estivo aumentare notevolmente la popolazione, sarà potenziato parimenti il servizio.

Insomma siccome da novembre sono stati installati 1304 nuovi spot wi-fi in 1211 Comuni; 1817 nuove cassette postali in 1278 Comuni; 102 postamat in 102 Comuni; 157 barriere architettoniche eliminate in 151 Comuni; 938 impianti di videosorveglianza in 477 Comuni, appare e desta meraviglia qualcosa di assolutamente inusitato per l’Italia; efficienza, efficacia, velocità di esecuzione, nei confronti dei Comuni: cose marziane.

Bene, anzi benissimo: ma perché solo Poste Italiane??

Francesco Chiucchiurlotto