Conobbi Mario Capanna nel 1974 a Milano durante, credo, l’ultima assemblea di quel che restava del glorioso Movimento Studentesco da lui fondato, con Salvatore Toscano, che morì in un incidente d’auto due anni dopo e Luca Cafiero, che divenne poi deputato PCI.

Conobbi per modo di dire, partecipando a quell’assemblea e salutandolo al volo alla fine.

Indossava un cappottone col bavero alzato su un pullover abbastanza liso, ma il suo incedere categorico sugli argomenti del tempo, mostrava carisma da vendere.

Inizio con questo ricordo di Capanna perché leggere di una sua iniziativa legale per plagio nei confronti di Matteo Renzi, che ha intitolato la sua nuova formazione scissionistica, come un suo libro “ L’Italia viva”, non può che rinnovare la tristezza provata anni fa con la sua (di Capanna) difesa ad oltranza dei vitalizi.

Non che abbia poi dal punto di vista mediatico tutti i torti, perché una simile denominazione, usata tra l’altro da Veltroni per perdere le elezioni con Berlusconi, è proprio brutta; ma ci sarà tempo, da qui alla Leopolda X, per cambiare.

Dunque come nella favola di Esopo, “ La rana e lo scorpione “, Renzi ha risposto al suo istinto di scorpione, anche se non sappiamo se la rana che lo aiutava ad attraversare il fosso, sopravviverà o meno; diciamo che ancora galleggiano in mezzo al guado.

Matteo Renzi è un tattico straordinario della politica italiana: avrà inflitto alla Lega di Salvini una possibile e definitiva sconfitta, se il Conte2 farà buone cose ed a lungo, ma non è assolutamente scontato che l’intuizione di formare un centro progressista moderato riesca a catalizzare il meglio di quel che resta delle due precedenti repubbliche: troppi interessi consolidati dovrebbero smuoversi dal comodo approdo offerto in questi anni dal PD: un bel pezzo di establishment, o se volete, di èlite dovrebbe rischiare una nuova prospettiva.

“Nomen omen” dicevano i Padri Latini, nel nome il destino, il presagio del futuro; ebbene credo che tantissimo dipenda da questa scelta del nome il futuro di Renzi.

Ho letto da qualche parte che alla Leopolda verrà proposto: Partito Socialista . Italia Viva; ebbene non riesco ancora a capire come rendere la sintesi o l’acronimo di questo nuovo partito in modo intellegibile, ma la chiamata in campo del termine socialista, che ricorda subito il PSI, è sicuramente un brand formidabile.

Cosa è mancato dopo la caduta del muro di Berlino e la “fine della storia”, se non il – redde rationem- (il dare la ragione storica) nei confronti del Partito Socialista Italiano che sin dalla scissione di Livorno del 1921, i contorcimenti, le biciclette, i complotti di palazzo o di hotel, dall’Ergife al Raphael, ha contrassegnato ed esaurito la prima repubblica?

Guai in politica a creare dei martiri; sono come gli scogli, riemergono ad ogni ondata lucidi ed immutabili: è successo per Mussolini, ma anche per Craxi e la nostra storia si impalla come un vecchio computer, e si sblocca come per istinto condizionato, al suono di un nome.

Socialista, funziona sempre; da Hitler a Renzi (per carità con i distinguo che solo un cretino non può cogliere), quindi la vicenda merita di essere seguita, perché il ragazzo non è un Capitano normale alla Salvini, ma un Capitano di Ventura, alla Giovanni dalle Bande Nere o alla Bartolomeo d’Alviano; tutto ciò mentre vivacchia il Conte2.

Francesco Chiucchiurlotto

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