Francesco Chiucchiurlotto

 

VITERBO – Si è tenuto l’unico e neanche tanto atteso confronto tra i tre candidati alle primarie per il posto di Segretario del Partito Democratico.

Atmosfera televisiva rilassata in cui si poteva percepire un corrispondente ascolto in linea al relax e forse alla distrazione; ben lontano dal pathos e dalla partecipazione di precedenti ed analoghi confronti, il che unito ai sondaggi su una scarsa partecipazione al voto del 30 aprile, la dice lunga sull’erosione dello strumento ”primarie” e sull’invecchiamento accelerato dell’unico partito in campo, identificabile secondo i connotati tradizionali, cioè il PD.

Intanto in Francia le altre primarie ci consegnano l’esclusione dei partiti tradizionali dal ballottaggio per la Presidenza della Repubblica ed indizi di innovazione, che per dirla con Emmanuel Macron, cercano di restituire all’ideologia la sua forma contemporanea, aprendo prospettive da seguire con attenzione, senza esterofilia, ma con sana curiosità.

All’indomani del confronto nostrano, i giornali hanno variamente commisurato i valori in campo, attribuendo punteggi che variamente vedono prevalere Matteo Renzi, anche se Andrea Orlando, mediologicamente poco “smart”, prevale per contenuti e competenza.

Nessuno ha però rilevato una frase di Renzi che è suonata come argomento solidissimo a suo favore, ma che se meglio analizzata è di una terribile portata, non solo perché travisa i motivi della sconfitta del SI al Referendum, ma perché foriera di ulteriori guai per tutti.

Renzi sostanzialmente dice di aver voluto un Paese più semplice, con meno poltrone e meno soldi ai politici e di essere stato in questo sconfitto; poi aggiunge che “noi l’avevamo detto che ci sarebbe stata la palude” in caso di vittoria del NO.

La prima affermazione è completamente sballata, perché, senza riaprire un dibattito che il 60% dei cittadini italiani dovrebbero aver definitivamente chiuso, le mire ed il progetto erano chiaramente per uno stato centralistico ed autoritario; ma è la seconda affermazione ad inquietare.

Cioè, pur avendo la consapevolezza che in caso di mancata vittoria al Referendum l’Italia sarebbe entrata in una fase rischiosa per la sua stessa tenuta socioeconomica e democratica, Renzi ha sfidato la sorte (ed i sondaggi) come un biscazziere qualsiasi, creando lui la palude in cui siamo e non certo i cittadini che hanno espresso con il voto la propria democratica opinione; è palese in ciò una carica di ricatto e di disprezzo nei confronti degli Italiani, i quali se non l’avessero assecondato sarebbero stati puniti con la “palude” !

Oggi ci troviamo tra l’altro con Città Metropolitane fantasma e con Province snaturate ed impoverite al limite del default (come si fa ad incriminare per la tragedia di Rigopiano il Presidente della Provincia di Pescara se non aveva fondi neanche per il carburante dei mezzi, per i tagli demenziali derivanti da ben tre finanziarie?); ma soprattutto senza una legge elettorale, obiettivo principale del governo Renzi, fallito miseramente.

Da quelle parole esce la diagnosi di una sorta di “ludopatia d’azzardo” in cerca di nuove occasioni di sfogo, perché con tutta evidenza la lezione che gli Italiani hanno impartito con il Referendum non è servita e l’accenno a non pagare le quote europee è sintomo di altri futuri disastri, mentre l’IVA aumenta come il debito pubblico ed il rating nazionale scende. La campanella suona e si rientra in classe per un nuovo voto, quello delle primarie: non sprechiamo quest’ultima occasione.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 82)

Commenta con il tuo account Facebook
Print Friendly, PDF & Email