Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

I padri, come dicono i lacaniani, sono evaporati dalla seconda metà del novecento; le famiglie non hanno più un assetto gerarchico condiviso, non c’è più il “chi fa che cosa” che avevamo ereditato dall’homo sapiens, (o bisognerebbe dire “foemina sapiens”?), cacciatore, poi agricoltore, poi manifattore ecc..


Le madri, nel mezzo di una rivoluzione mancata, si alternano agli sportelli del potere concesso, ed ai fornelli di quello conquistato, pagando un prezzo salatissimo per la loro libertà sentimentale e sessuale.

I figli, i Telemaco, in attesa del ritorno del padre, Ulisse, stanno protetti e protettivi accanto alla madre, Penelope, scrutando l’orizzonte.

Un nuovo soggetto socioeconomico, il nonno (o la nonna naturalmente), si afferma quantitativamente per l’inerzia demografica imperante.

Tutto quel che ne consegue è in termini di consumi, culture, opinioni, voti: gli ultra sessantenni hanno superato gli under trentenni, ma pare che la notizia non sia appetibile all’audience dei media e se ne parla pochissimo, quando bisognerebbe indagare a fondo su un fenomeno che determinerà il futuro della nostra società: ripeto: cultura, politica, consumi, sanità, pensioni !
I nipoti poi, travolti dalla comunicazione mediatica, senza punti di riferimento culturali, senza un libro da cui trarre spunti, emozioni, conforto, già si annoiano …

La comunicazione interpersonale si espande pervasiva ovunque e comunque, ma il “connecting people” non è per niente il “connecting persons”.

Da bambino solo la domenica si andava al cinema parrocchiale di Don Camillo; quando c’era Ben Hur, il Re dei Re o I Dieci Comandamenti, si portava la merenda perché il film era a 5 o 6 tempi, ore ed ore; poi la televisione monocanale con il film il lunedi e lo sceneggiato il venerdi; poi via via quel che abbiamo vissuto; sino ad oggi con Netflix, che se ti capita vedi anche due o tre film, serie, documentari, al giorno!

Perché volendo, solo in una stanza, con telefono (fisso o cellulare), la TV, il PC, la radio, la stampante, comunichi con il mondo, sei in compagnia del mondo, o almeno ti pare.
Ma sei solo invece; e se a dieci anni svegliandoti non accarezzi la bambola o l’orsacchiotto che ti ha tenuto compagnia la notte, ma accendi il telefonino cellulare, vuol dire che qualcosa è cambiato e sta ancora cambiando.

Questo nel mondo: ed ecco che il bisogno di padre diventa bisogna di autorità e facilmente poi di autoritarismo; se il padre evapora, la madre diviene liquida, come la società che ci circonda; i giovani afoni, smarriti, soli, non solitari, ma soli, cioè senza appartenenza generazionale, almeno a me così pare e spero di sbagliare; noi nonni siamo o rassegnati o rincoglioniti da quel che abbiamo e che non pensavamo di avere.

Insomma siamo pronti ad accettare un cambio epocale che va nella direzione regressiva della fine della democrazia rappresentativa in cui la scissione tra rappresentante e rappresentato sembra irreversibile?; avremo una democrazia autoritativa, in cui una volta ogni tanto eleggeremo l’autocrate di turno, che controllando media e controllato dall’ economia, ci dirà come essere felici o almeno soddisfatti?

Francesco Chiucchiurlotto

Commenta con il tuo account Facebook
Print Friendly, PDF & Email