In principio ci fù il 2008: crollo della bolla speculativa dell’edilizia americana, dei fondi subprimes, delle banche d’investimento, Lehman Brothers per tutte…

Si passò ad una economia di guerra: rigore, austerità, tagli, contrazione dei consumi, volatilità del PIL; i paesi ricchi, USA e UK, pongono le basi finanziarie per una rapida ripresa, esportano la crisi nei PIGS (maiali) Portogallo, Italia, Grecia, Spagna, e ricominciano esattamente come prima a ripristinare il predominio finanziario sull’economia.

Dopo la Grecia è l’Italia a pagare il conto più salato, con centinaia di imprenditori che si uccidono perché lo Stato, cioè il loro garante, protettore, referente politico sociale, li tradisce non pagando loro quanto dovuto; con una contrazione della spesa pubblica mai vista, ma esercitata nei confronti degli enti locali virtuosi, piuttosto che sugli sprechi ministeriali; perpetrata da governi di ogni colore, uniti nella codarda guerra al più debole; con una disoccupazione diffusa ed a danno delle giovani generazioni.

Tutto ciò irrigidendo la flessibilità democratica delle istituzioni in favore di un dirigismo verticistico che con la complicità delle più alte cariche dello Stato, Presidenza e Corte Costituzionale, sospendono la Costituzione: in Parlamento a colpi di decretazione d’urgenza ed uso smodato dei voti di fiducia; sul territorio, disintermediando, cioè togliendo di mezzo ogni interlocuzione e partecipazione democratica, di partiti e sindacati, di stampa e media, di Comuni, Province, Associazioni.

Si affermò un modello politico sociale che Giuseppe de Rita il 7 aprile del 2016, in una conferenza cui ebbi la fortuna di assistere, riassunse: nello “spappolamento” dell’Europa; nell’”accorciamento” eccessivo della catena di comando; nella “disarticolazione” della poliarchia democratica costruita nel dopoguerra; la necessità vitale e sempre più percepita, di una risposta di sicurezza e di certezza; la mancanza di una cultura sistemica e della presenza della Chiesa, dei circuiti articolati della politica, della comunicazione dei contenuti e non delle apparenze; la semplificazione brutale a fronte della diffusa complessità.

De Rita non usò mai il termine populismo, ma ne descrisse perfettamente la genesi; di li a poco, il 4 dicembre 2016 tutte quelle contraddizioni esplosero, esattamente come la bolla speculativa americana, con l’inizio della fine del Renzismo, che quelle contraddizioni, ereditate dal Berlusconismo, aveva alimentato ed esaltato; poi come su un piano inclinato, la crisi di consenso del PD, le elezioni di ogni tipo andate perdute; il 4 marzo, come le idi ben più celebri di quel mese del 44 a.C.

Se questo memorandum è corretto non deve essere difficile riprenderne le fila e rimediare a tutti gli errori, che oggi è possibile correggere; intanto eliminare le scorie di populismo inconsapevole che allignano nella sinistra, come le primarie per la dirigenza politica aperte ai passanti e non riservate agli iscritti; il comando solitario ed esclusivo deve cedere ad una regionalizzazione federata del PD che favorisca la riapertura dei canali di partecipazione ed interlocuzione ad ogni livello; l’allungamento della catena di comando nel governo e nelle istituzioni, rafforzandone ogni anello, perché la sua forza dipende dall’anello più debole.

Il Populismo, che non è solo destra come sostiene qualcuno, ha la sua forza nella semplificazione, spesso brutale, del messaggio politico; basse frequenze che toccano concetti elementari; isso, issa e ‘o malamente, cioè il buono (il populista), l’indifesa (la gente, il popolo), il cattivo (èlites, poteri forti ecc,) che sono alla base della sceneggiata napoletana.

Quindi c’è da immettere elementi di semplificazione in una narrazione di sinistra spesso astratta e con la puzza al naso e soprattutto disomogenea, a cominciare dal punto fermo di poter andare oltre la fine di Renzi e del renzismo.

Ma questo populismo non è innocuo come la sceneggiata napoletana; c’è il rischio concreto di una deriva reazionaria su diritti civili, famiglia, divorzio, aborto, coppie gay ecc.; su sovranismi arcaici; su chiusure nazionalistiche anti UE.; per questo bisogna fare in fretta in vista delle prossime scadenze elettorali di europee e regionali.

Francesco Chiucchiurlotto

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