Con l’avvicinarsi del 20 settembre e quindi del voto referendario confermativo del taglio di 200 deputati, da 630 a 400 e di 115 senatori, da 315 a 200, (315 poltrone si sarebbe detto una volta) i media intensificano le analisi, i partiti aggiustano il tiro, gli scienziati del diritto si dividono regolarmente in due schieramenti e non tutti conservano la freddezza e la chiarezza necessari, indulgendo piuttosto ad una smania di protagonismo consueta nella “chiamata alle armi” di qualche potere “forte”.

Quindi ora assistiamo ad un confronto regolamentato da principi elementari quali quelli della par condicio, cioè stessi uomini e stessi tempi sia per il SI’, che per il NO.

Eppure in Parlamento i diretti interessati al taglio, l’ottobre scorso non erano affatto divisi; anzi, la “riforma Fraccaro” dal nome del proponente 5Stelle, passò alla Camera in quarta lettura (Quarta lettura di cui due sullo stesso testo, perché la nostra Costituzione prudentemente si autodifende chiedendo reiteratamente: – Ci avete pensato bene? – passò quindi con una maggioranza schiacciante, a significare convinzione ferma ed irremovibile.

Passò infatti con 553 voti favorevoli, 14 contrari, 2 astenuti; di chi? … si fa prima a dire chi votò contro: Più Europa della Bonino, Noi con l’Italia di Maurizio Lupi ed il solitario 5Stelle Andrea Collalti; tutti gli altri partiti e formazioni votarono il taglio.

Ci sarebbe da chiosare che il comportamento trasformistico a qualche mese da allora, non può che rafforzare le posizioni del SI’, perché probabilmente se vogliamo anche la qualità dai nostri rappresentanti dovremmo aumentarne la competitività riducendone il numero: di quanta zavorra inutile e dannosa potremmo fare a meno!

Ma c’è un fatto che su questo tema dei tagli continua ad indignarmi, e che è scomparso da ogni memoria, riflessione o commento: il taglio dei Consiglieri Comunali e provinciali.

L’art.1 comma 2 della legge n°42 del 2010 ne ridusse il numero del 20%, così per gli Assessori Comunali, e così per i candidati alle elezioni; l’ispirazione era semplicemente economica e motivata, insieme a tagli draconiani e lineari dei bilanci di Comuni e Province, dalla crisi finanziaria del 2008.

Il risparmio fu risibile perché su 8000 Comuni ben 5.300 circa fatti di borghi e paesi, il gettone di presenza ai Consigli era di poco superiore alla decina di euro, ma la demagogia populistica, questa sì, dell’epoca Berlusconiana, parlò con enfasi del taglio di 54.000 poltrone.

Il danno alla democrazia di prossimità, alla partecipazione dal basso dei cittadini, al principio costituzionale di sussidiarietà fu enorme ed altrettanto lo fu la mancanza di tanti volontari del civismo amministrativo, che con dedizione e sacrificio mandavano avanti la baracca.

Pensate che qualche politologo più o meno progressista se ne sia occupato? Pensate che finita l’emergenza economica, almeno nei suoi aspetti più acuti, qualche politico di rango ne abbia invocato il ripristino? Pensate che i Parlamentari si siano posti il problema che fare il Sindaco, l’Assessore, il Consigliere Comunale comporti spesso molta più fatica e responsabilità della loro?

La risposta stavolta non è nel vento, ma nel SI’ da votare il 20 settembre.

Francesco Chiucchiurlotto