Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Credo tutti conoscano, almeno quelli di una certa età con studi classici, l’apologo di Menenio Agrippa riportato dallo storico Tito Livio.

Si era a Roma nel 494 a.C. e la plebe si era ribellata alla classe dominante dei Patrizi ritirandosi sull’Aventino (colle a ciò adatto anche poi) cessando ogni attività lavorativa; uno sciopero ante litteram ben riuscito.

La ricomposizione della vertenza toccò al Senatore Menenio Agrippa Lanato, che convinse gli scioperanti plebei con un discorso dalla logica ferrea, che avrebbe percorso nel tempo numerosi dibattiti politici e filosofici.

“Olim humani artus”, un giorno gli arti umani, narra Livio, braccia e gambe, si ribellarono allo stomaco che non pativa le loro fatiche e si rifiutarono di nutrirlo; ma in attesa delle conseguenze della loro astensione, si indebolirono a tal punto da capire che senza lo stomaco che distribuiva loro il cibo sarebbero presto periti.

La morale è che un organismo complesso fatto di varie parti in armonico rapporto tra loro, funziona e prospera sino a che questa armonia dura, altrimenti entra in crisi,anche mortale.

Se Agrippa avesse occasione di rifare il suo discorso, dovrebbe farlo al Parlamento, rivolgendosi in particolare all’ On. Graziano Del Rio, che con la sua legge, la n°56/2014, ha rotto l’equilibrio di un organismo complesso, come l’ordinamento degli enti locali italiani, abolendo le Province ed istituendo le Città Metropolitane.

Lo ha fatto poi violando ogni regola di diritto e di buon senso, legiferando su tali provvedimenti “in attesa di”, cioè dando per scontata la vittoria del SI al referendum costituzionale, come un boia che eseguisse una condanna capitale in attesa della sentenza.

Così oggi lo schema ordinamentale previsto dalla Costituzione (il Signore ce la conservi), cioè le Regioni legiferano, le Province coordinano ed i Comuni amministrano, è completamente saltato, con l’attribuzione alle Regioni di funzioni amministrative, la riduzione di ruolo, competenze e risorse alle Province sino all’insignificanza, l’assalto centralistico all’autonomia comunale, ridotta a mero simulacro.

Le Città Metropolitane poi, create con il Manuale Cencelli per accontentare tutti, vede le improbabili investiture di città come Firenze, Bari, Messina, Palermo, Catania, ecc., grossi paesoni ricchi di storia, monumenti ed arte, ma lontani dalle complessità urbanistiche di metropoli che per esempio Massimiliano Fuksas fissa come soglia minima sopra i 10 milioni di abitanti; creando quindi nuovi canali di finanziamento e nuove occasioni di spreco.

L’on. Graziano del Rio è impegnato in questi giorni in uno sciopero della fame finalizzato a richiamare l’opinione pubblica sull’importanza della legge sullo ius soli ed a spingerne gli indecisi all’approvazione; naturalmente le questioni di coscienza vanno tutte rispettate e la Costituzione (il Signore ce la Preservi) non prevede appunto il vincolo di mandato.

Ma quanto sarebbe meglio se l’On. Del Rio, da qui sino alla fine della legislatura, ponesse mano alla sua infausta legge e correggesse almeno l’assetto istituzionale delle Province, restituendo loro funzioni, competenze e risorse proprie del rango costituzionale di ente intermedio di coordinamento e gestione sovracomunale, che per fortuna gli Italiani hanno loro conservato.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 112)

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