Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Aldo Moro, “Penna Bianca” per la filza di capelli di quel colore che spiccava sulla chioma nera, interprete della Prima Repubblica, probabilmente la sola che abbiamo avuto nel lento degrado che la avvolge, a quarant’anni dalla sua morte ha qualcosa ancora da dirci?

Il mondo, con le sue dinamiche geopolitiche, con i suoi equilibri terrificanti che si mantengono con guerre interrotte da sprazzi di pace, è profondamente cambiato.
I suoi scritti, sin dal linguaggio, appaiono datati, forse astrusi, complessi, inassimilabili e forse inutilizzabili, se non per qualche citazione dotta e circonstanziata.

Eppure le tre foto del suo dramma: la prima, che il periodico satirico il Male chiosò, “Abitualmente vesto Marzotto”; la seconda, con il quotidiano La Repubblica in mano come certificato di esistenza in vita; e la terza nel retro della Renault con il capo sulla spalla, reclinato nel sonno eterno delle vittime sacrificali, più delle parole comunicano emozioni, e quindi esse ci dicono qualcosa.

La ricorrenza dei duecento anni della nascita di Carlo Marx sta passando come il 2017, l’altr’anno focale del centenario della Rivoluzione d’Ottobre, e s’intreccia coi 50 anni del 1968, in modo standard, usuale, di prammatica; per carità interessante, documentato, ricco di pubblicazioni e terze pagine, ma senza dare emozioni, e quindi non ci dice niente di quel potrebbe e soprattutto dovrebbe.

Infine i Dioscuri Di Maio-Salvini, cui è affidata la soluzione della presente fase politica italiana, con i loro curricula leggeri, il loro fraseggio scarnito di formulazioni apodittiche, la loro ovvietà aristotelica, sillogistica; si sente che parlano alla nostra pancia, più o meno vuota, ed ai nostri istinti, più o meno addomesticati, suscitando emotività più che emozioni, e quindi le loro parole “volant”, con l’auspicio che qualcosa di buono “manet”.

Aldo Moro invece ci dice che allora la politica era importante; che fare politica in Italia non passava inosservato, determinava l’attenzione e purtroppo l’intervento, di forze micidiali quanto potenti ed oscure, che volevano indirizzare il corso del destino di una nazione, e quindi di un emisfero politico, di un continente, di un mondo; il solo che abbiamo.

Ci richiama a quel senso del dovere che invano ci invitava in ogni occasione a ritrovare, e che oggi più che mai occorrerebbe. Ci dà l’esempio di come si approfondiscano i problemi tenendo ben in vista una scala di valori universali cui piegare con la Politica gli interessi più forti, diffusi, perversi; esempio quanto mai oggi prezioso.

Invece con gli anniversari, Marx, il Sessantotto ed il Diciassette, si è persa l’occasione ennesima qui in Italia, di una ricostruzione storica non solo della tragedia criminale del Comunismo, ma delle timidezze, coperture, complicità, del cinismo e dei ritardi, che hanno attraversato la nostra cultura di sinistra nei confronti di essa.

Salvini–Di Maio possono, nella loro sostenibile leggerezza, turbare gli equilibri UE o addirittura tifare Putin, senza rischi, al comando (forse) di un Paese (almeno oggi) senza peso specifico e ruolo internazionale, con un programma pirotecnico di scarsa applicabilità e con una sinistra ammutolita e ripiegata nelle sue beghe renziane; e poi a proposito di Russia, non siamo neanche ai mondiali di calcio!

(P.S. – Se faranno il governo, a giugno vedremo che il vero bottino, anche del Cav., sarà quello delle centinaia di Comuni al ballottaggio!).

Francesco Chiucchiurlotto (Res 157)
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