Francesco Chiucchiurlotto

 

VITERBO – Da quando la politica e con essa la filosofia, la critica letteraria, l’arte ecc. è uscita dai pochi salotti delle elites nobiliari post-Revolution Francaise, interpretiamo la realtà a livello di massa utilizzando strumenti di logica comunicativa e quindi organizzativa, chiamati ideologie.

Le ideologie sono sistemi di preconcetti; sistemi organici autoreferenziali e perfetti nel loro svolgimento appunto logico, ed i preconcetti in esse contenuti, sono idee collegate e conseguenti l’une alle altre, messe alla prova da analisi, dibattiti, verifiche con la dialettica e la realtà.

Essendo prodotti umani non sono perfetti e quindi abbisognano, come del resto le religioni, di un apporto aggiuntivo che ha vari nomi, odio di classe, messianesimo sociale, ottimismo della ragione, valori ancestrali e condivisi come patria e sangue, insomma: fede; fede nel raggiungimento della meta data e negli strumenti utilizzati.

Sono così nati gli ISMI, che non starò ad elencare, la cui produzione è senza sosta o tempo, sino ai nostri giorni con l’ultimo che ci appassiona dopo l’elezione del Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron, cioè il Macronismo.

L’ideologia di Macron è fondata proprio sulla necessità di adeguare, aggiornare, collegare l’ideologia allo stato di cose presenti; cioè la novità che ho trovato leggendone, è che parla esplicitamente di “ideologia” da ricreare, partendo da un …ismo tra i più vecchi e gloriosi, ma anche tra i più sconfitti, il liberalismo.

Attenzione, non il liberismo (Tatcher, Reagan, Friedman, ecc.) ma il liberalismo che nello schematismo della Rivoluzione Francese cui in Francia non si può fare a meno di tornare ogni volta, corrisponde nell’Assemblea Nazionale rivoluzionaria, non ai Montagnardi (stalinisti) o ai Girondini (frontisti) ma ai Foglianti, riformisti pragmatici ed appunto liberali.

Quando il giovane ministro di Hollande affermò, creando panico e disappunto nel PSF, che il “Liberalismo è di sinistra”, aveva svolto un eccezionale cursus honorum a contatto con le menti più vive della gauche: Michel Rocard e Paul Ricoeur; con il primo, uomo di Mitterand ha condiviso il rigore politico nell’affermare anche fuori dal coro l’esigenza di rinnovamento di idee e comportamenti; con il secondo, uno dei maggiori filosofi contemporanei francesi, una collaborazione e vicinanza nella riscrittura dell’intera sua opera.

Il consolidamento delle rendite a discapito dei talenti, si combatte con la generalizzazione della concorrenza; l’inflazione va bandita perché provoca non occupazione ma ridistribuzione iniqua; le tasse come regolatori congiunturali e la spesa pubblica un mezzo per intervenire sui ceti deboli; il liberalismo è una filosofia dell’uomo che rimette al centro la dignità della persona e dell’individuo e la possibilità della sua autonomia in lotta contro tutte le rendite ed i corporativismi; e via ideologizzando…

Da un bip del cellulare mi arriva l’Enews 472 di Matteo Renzi, l’email con la quale il neosegretario PD intrattiene i rapporti con gli iscritti e simpatizzanti; temi: Incontro con Obama a Milano; Il nuovo PD tra mamme e magliette gialle; Teniamoci in contatto: la app – Firmato – Un sorriso, Matteo. Questa la comunicazione: ideologia leggera, eterea…?

Con tutto il rispetto per la nobilissima istituzione dei Boy Scout, la formazione dell’ENA, Ecole Nazionale d’Administration, è un’altra cosa.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 84)

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