Res Publica, questa rubrichetta che state leggendo, ha una cadenza quinquediale, cioè ogni 5 giorni presenta un nuovo argomento.

Lo dico perché talvolta il quinto giorno cade alla vigilia di eventi che meriterebbero di essere commentati dopo il loro intero svolgimento e non prima, superando il vezzo della precisione in favore del contenuto.

Quindi ci ho pensato un po’ se scriverla domani a conclusione della sentenza su Virginia Raggi e del summit a porte chiuse dei renziani a Salsomaggiore; poi però ho trovato degli argomenti interessanti già oggi e ve li condivido.

Una condanna dovrebbe portare Virginia alle dimissioni e portare i Romani, mi viene con la maiuscola, a nuove elezioni; le ennesime in poco tempo.

Mi pare non difficile ipotizzare lo scenario che si presenterebbe ed anche il suo esito: pronostico una vittoria di Salvini e della Lega e quindi l’apoteosi di un movimento che aveva fatto di ROMA LADRONA il proprio obiettivo di assalto e conquista e la propria catarsi, da bruco movimentista scorretto e trucido, a farfalla adorabile e leggiadra.

Lo pronostico perché frequentando da anni Roma ed i Romani, mi pare di interpretare il loro cinico e fatalista atteggiamento sull’inutilità di essere governati, nella sintesi definitiva del:
”Provamo ‘n po’ anche questo!”
Sullo sfondo l’inanità del Partito Democratico che dopo essersi tagliati gli attributi per far dispetto alla moglie (Ignazio Marino), ha tagliato sprezzante ogni contatto e contaminazione con il Movimento 5 Stelle, ed oggi non può offrire su Roma alcuna alternativa spendibile, a meno di una clamorosa marciaindietro che pagherebbe comunque cara.

Charles Maurice de Talleyrand diceva che un errore politico è peggio di un crimine.
A Salsomaggiore si è in attesa di cosa decideranno i “criminali” renziani, da mesi in surplace per scegliere una identità ed un capo, e come avviene nel ciclismo su pista, per effettuare lo scatto bruciante verso la vittoria.

Quel che stupisce è l’attaccamento di gran parte del PD alla conservazione di un passato talmente fallimentare da sembrare incredibile essere avvenuto.

Non c’è niente di peggio che mendicare un candidato alla Segreteria a destra ed a manca, quando si sa benissimo che chiunque accetti sarà da subito succube ed ostaggio di Matteo Renzi; né meglio è l’incertezza verso la costituzione di un nuovo soggetto politico che consentirebbe allo stesso di prima, di avere immagine e ruolo propri e ben definiti.

La proposta di Zingaretti è spiazzante per i tempi ed i modi in cui è stata presentata ed anche per la sincerità ed il profilo del personaggio; Peppino Fioroni ha chiosato che ora si torna al PDS; ma è perfetto!

Se si recuperassero senza grandi traumi le due identità culturali originarie del comunismo democratico e del cristianesimo sociale (mi rendo conto che è una brutta sintesi nominalistica) e si proseguisse distinti ma non distanti, pronti ad alleanze di governo, probabilmente la crisi del PD si risolverebbe con il salvataggio di una ipotesi di sinistra alternativa al populismo, che esso oggi rischia di vanificare.

Francesco Chiucchiurlotto

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