Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO Cosa hanno combinato i due “ragazzotti” Salvini-Dimaio nelle settimane in cui redigevano il testo del pomposo ed articolato ACCORDO DI GOVERNO?

Cosa aveva ispirato i due a trovare questo meccanismo metagiuridico e protopolitico capace di tenere insieme forze politiche diversissime e pluriconfliggenti?

Infine cosa si sono inventati in termine di innovazione demo tecno cratica per garantirne o almeno tentarlo, una duratura applicazione?

Al netto del superficiale giudizio e della spocchiosa irrisione, faremmo bene, per il Nostro Bene di governati, ad approfondirne alcuni aspetti, sia di forma che di contenuto.

Cominciamo dalla prima: come in ogni contratto, convenzione, protocollo, c’è una premessa che ne “costituisce parte sostanziale”, ed attiene, come in questo caso, al suo funzionamento operativo, pratico e procedurale.

Ciò va considerata una innovazione interessante, che trova una ispirazione, naturalmente non so se consapevole, con il modo di fare politica dei Francesi: è noto che il sistema presidenziale ed il doppio turno costituiscano in Francia le basi di stabilità e governabilità che ne hanno caratterizzato la storia ed anche le fortune.

Ma tale metodo è stato spesso applicato anche alle vicende politiche interne ai partiti: il congresso di Epinay del Partito Socialista Francese, nel giugno 1971, che lanciò la leadership di Francois Mitterand, che poco dopo arrivò al potere, si basava su qualcosa di simile, vale a dire procedure per giungere a sintesi condivise.

Se il PD, tanto per esemplificare, riuscisse a costruire qualcosa di simile tra le sue rissosissime correnti, il suo exploit sarebbe garantito.

Il primo capitolo si intitola “ FUNZIONAMENTO DEL GOVERNO E DEI GRUPPI PARLAMENTARI” e già chiarisce che si tratta di regolamentare un potere ritenuto collettivo, di gruppo; ciò fa impallidire le sciocchezze sul Premier dimezzato come il conte di Calvino, sul mero esecutore, sul servo sciocco dei Dioscuri; è semplicemente qualcosa di nuovo.

Intanto la durata del contratto, 5 anni come la “intera”18° legislatura; l’oggetto è il completamento, coordinamento, verifica del programma; la corresponsabilità dell’azione politica dell’esecutivo; il consenso da ricercare presso la rispettiva base sulle scelte di governo, e un sistema di salvaguardie per garantire la stabilità dell’azione di governo.

Cioè in presenza di divergenze, sulla base dei principi di buona fede e leale cooperazione, le parti sono tenute a reciproche informazioni, a discuterne e, attenzione, “a non mettere in minoranza l’altra parte in questioni che per essa sono di fondamentale importanza”, cioè una sorta di clausola di non belligeranza, che attesta la primazia dell’accordo politico sui contenuti pratici e parziali, che non è poca cosa.

Poi c’è il COMITATO DI CONCILIAZIONE, che interviene in caso di permanenza delle divergenze, composto dai massimi esponenti politici ed istituzionali; dal Presidente del CdM, i 2 capi politici, i Presidenti dei Gruppi di Camera e Senato, il Ministro competente per materia; il comitato delibera a maggioranza dei due terzi dei componenti, cioè con 4 voti.

Le cose da fare “appaiono” più importanti di chi le fa; vedremo se funziona, ma intanto il meccanismo è indubbiamente interessante.

Francesco Chiucchiurlotto (RES 162)
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