Ernesto Galli della Loggia ha di recente trattato sul Corriere un tema che il titolo dell’articolo ben racchiude: “Il passato e noi: la paura dell’eterno fascismo.”

Anche l’esordio è illuminante:” Si può e si deve tranquillamente ammettere che, sì, il fascismo ha anche fatto cose buone. E che cosa valgono oggi tutte queste “cose buone” di fronte alle leggi razziali, alla decisione di allearsi con delle belve per fare una guerra, di fronte alle distruzioni senza pari abbattutesi di conseguenza sull’Italia?”

Chiude dopo un’ampia dissertazione sul timore di un ritorno a quel regime: “ Davvero la Repubblica deve avere paura ancora oggi, dopo settant’anni, del ricordo della bonifica pontina e delle transvolate di Italo Balbo?”

Domanda esplicitamente retorica che chiude il dibattito che qualcuno ha sollevato dopo le imprese di Forza Nuova infiltrata nei No vax, ed i micro episodi di criminalità neofascista diffusi un po’ dappertutto, prima e dopo l’assalto alla sede della CGIL a Roma.

Certo è che nel primo dopoguerra, al netto di una stagione di vendette sanguinose ed illegali della parte di chi fu vittima nella guerra civile, la contrapposizione tra i partiti dell’arco costituzionale con quello che raccolse i sopravvissuti del regime, ma anche una certa cultura residuale incentrata sui miti della Patria e del suo Duce, cioè il Movimento Sociale Italiano, fu netta e decisa.

Si deve alla capacità politica dei Segretari del MSI, in particolare a Giorgio Almirante, la riproposizione di un partito che all’interno delle regole costituzionali, conservasse se non il programma, lo spirito, la cultura e la storia del PNF, in modo, come fu allora detto, “nostalgico”.

Questo capolavoro di equilibrismo si raggiunse sin dal simbolo: una fiamma tricolore che si sprigionava da un trapezio sul quale campeggiava la scritta MSI, che rappresentava la bara di Benito Mussolini.

Giorgia Meloni è di recente stata oggetto di un’analisi dell’ECONOMIST, che ricordando come in pochi anni abbia quadruplicato i voti del suo partito, Fratelli d’Italia, presenziato per l’Italia nel 2019 al Conservative, Political Action, Conference a Washington, nei prossimi mesi “ avrà una possibilità più che concreta di diventare la prima Presidente del Consiglio donna, d’Italia.”

Ma la recentissima dichiarazione sollecitata da una domanda proprio sul simbolo di FdI, con cui ha escluso ogni cambiamento o sostituzione della fiamma tricolore, anzi rivendicando con orgoglio la sua formazione politica nel MSI, da una parte dimostra la tempra caratteriale di Giorgia, dall’altra una sottovalutazione esiziale sull’importanza per il nostro sistema democratico, di avere un partito di destra moderata e liberale che non evochi “la paura dell’eterno fascismo” di cui Della Loggia discettava.

Può essere utile ricordare come il protestante Enrico IV di Navarra, già sposo della Regina Margherita di Valois, divenne nel 1589 Re di Francia, uno dei migliori, rinunciando alla sua professione di fede e diventando cattolico, e che giudicò quel passaggio con la famosa frase: “Parigi val bene una messa!”?

Francesco Chiucchiurlotto

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