Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale: art.49 della Costituzione, uno dei più lapidari e dibattuti in quella straordinaria stagione costituente, ed ancora rimasto inapplicato.

Nella discussione del 1947 si tenne conto delle remore inconfessabili dei due partiti maggiori, la DC ed il PCI, che avevano più o meno velatamente connessioni finanziarie, oltre che politiche, con i padrini USA ed URSS; tutto ciò a scapito della esplicazione in termini procedurali dei vincoli e delle formalità di trasparenza e rendiconto pubblici.

Con il Partito democratico al governo non si attua l’art.49 e mentre il suo insediamento sociale diviene borghese ed alto borghese, per capirsi centro e non periferia sia nelle città che nell’intero Paese, il modus operandi diviene sempre più concentrato sulla figura del leader e, la comunicazione off line, quella delle sezioni (non ce la faccio a dire circoli, mi viene in mente il Circolo Pickwick di Dickens) lascia il posto ai social media.

Ma la mutazione più profonda, dopo quella di Veltroni, è quella della struttura organizzativa del partito di Bersani con i suoi 4 anni circa di segreteria a “responsabilità illimitata”: il modello di partito che si sancisce nello statuto e nella Carta dei Valori è quello berlusconiano, del leader-premier, del decisionismo senza contenuti, degli uomini del Capo, della voce unica ed univoca, che pone le premesse all’opportunismo dilagante nella fase di Renzi, nel trasformismo di tutti i quadri federali e regionali che erano stati eletti prima del suo avvento.

L’istanza collettiva di base viene disarticolata nel sistema delle primarie una tantum; le federazioni provinciali, vero cuore pulsante del PCI-PDS-DS, con il PD sono il mero terreno di scontro delle posizioni personalistiche locali, che hanno per sommatoria l’assetto regionale del partito.

Un’Assemblea di 1000 delegati; una Direzione di 120 membri ed una segreteria di 13 membri, una sorta di Giunta Comunale.

In precedenza nel PC, PDS, DS c’era sempre un quarto organo, chiamato Coordinamento (una ventina di membri) o Esecutivo (con D’Alema 12 membri), insomma il carattere collettivo del partito veniva espresso anche negli organi sia in modo codificato, che informale come i famigerati “caminetti”.

E’ chiaro che il passaggio da una struttura che rifletteva l’organizzazione della fabbrica fordista-taylorista degli anni del dopoguerra, sino a quelli 80/90 con la parcellizzazione e rarefazione del lavoro, sino alla globalizzazione dei mercati, non poteva non avere conseguenze nella struttura portante dei partiti, in particolare di sinistra; l’effetto Berlusconi fu vincente proprio perché aveva colto il segno nuovo dei tempi.

Che si debba mettere mano alla forma partito, in osservanza dell’applicazione dovuta dell’art.49 della Cost., è una occasione che Zingaretti, nel caso della sinistra, non può lasciarsi scappare.

Un moderno partito di massa erede delle prassi di quelli della Prima Repubblica è quanto mai attuale e necessario; e non ci si inganni con l’imponente apparato socialmediatico di Salvini&C., il suo strumento principale di comunicazione e consenso resta il vecchio, obsoleto, caratteristico comizio, con selfies al posto dei “santini”!

Francesco Chiucchiurlotto