Francesco Chiucchiurlotto

 

VITERBO – Sono stato a Gerusalemme per la Domenica delle Palme e trovo utile ed opportuno parlarne oggi, 15 aprile Vigilia di Pasqua, anche perché la prima volta che visitai Israele/Palestina fu 17 anni fa e quindi un paragone, anche storico o politico, ma soprattutto di impressioni tra i due momenti credo abbia un qualche significato.

Allora, nel 2000, un’era geologica fa, Arafat il capo prima di Al Fatah poi dell’Autorità Palestinese, che dopo gli accordi di Camp David, Oslo ecc., sembrava il primo embrione di uno stato.

Il clima era ovunque euforico, ma il fermento che notavamo, l’attivismo che si percepiva soprattutto a Betlemme dove alloggiavamo, era foriero dell’errore drammatico di Arafat che avrebbe rifiutato le proposte israeliane giudicate insufficienti, avviando poi con la seconda intifada, quella terribile “dei coltelli”, la disfatta del movimento e la sua fine politica e personale, con l’oscura morte di Parigi.

Giorni fa a Ramallah, visitando il mausoleo che contiene le sue spoglie, non ho potuto non pensare al suo famoso discorso all’ONU quando col la kefiah tradizionale in testa, un ramoscello d’ulivo in una mano ed un revolver nell’altra, pose al mondo la questione palestinese come centrale per la pace nel mondo.

Oggi è cambiato tutto in profondità, non solo in Israele, ma nel mondo e soprattutto nel Mediterraneo, il “mare nostrum” dei Romani, in cui le geopolitiche hanno per priorità la Siria, la Turchia, la Libia ed i flussi migratori.

Ciò si avverte nella graduale integrazione delle popolazioni arabe nella società israeliana, con il tran tran quotidiano vissuto con l’ammonimento costante di un muro di lastroni di cemento che delimita villaggi, paesi, zone sensibili, passaggi e percorsi obbligati.

Anche nel west bank, il settore palestinese, con quel che resta della lenta ed implacabile penetrazione degli israeliani affamati della terra millenaria dei loro Patriarchi, si ha l’impressione di una dura ma normale lotta per sbarcare il lunario in una terra arida e brulla dove miracolosamente abbondano frutta, verdura e pastorizia, come attività principali, cui si aggiunge il turismo religioso delle città sante della cristianità, dell’ebraismo e dell’Islam.

C’è però come un ombra che incombe sulla visione quasi rassicurante che si ricava girando tra un check point e l’altro; è quella dei due milioni di Palestinesi rinchiusi nella striscia di Gaza, isolati fisicamente in un rettangolo i cui lati sono il mare, due lati con Israele ed uno con l’Egitto, e politicamente costretti ad una ideologia che non prevede l’esistenza dello stato di Israele, in una disperata prospettiva di resistenza e conflitto.

La presenza dei cristiani, cattolici, armeni, ortodossi, è fondamentale come presidio e garanzia dei valori democratici occidentali cui Israele è tenuto; purtroppo ogni anno il loro numero decresce e quindi anche il nostro turismo in Terra Santa è importante; una volta nella vita un cattolico dovrebbe farlo questo viaggio, come del resto per i mussulmani è obbligo, per se stesso e la sua spiritualità, ma anche per altro.

Francesco Chiucchiurlotto  (Res 79)

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