Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO Intanto per attraversare un deserto “politico”, bisogna conoscerlo come conseguente:

– alla globalizzazione, che ha ridotto da noi i diritti ed allargato la forbice ricchi/poveri.
– alla crisi economica, che ha affermato l’egemonia del capitale finanziario e speculativo su quello di produzione ed investimento.
– alla scissione, nelle democrazie occidentali, del demos (popolo) dal cratos (governo elitario), che mette a rischio la sopravvivenza della democrazia liberale che abbiamo conosciuto e praticato sinora.
– all’infuriare della comunicazione mediatica per tutte le forme del web, che ha interrotto il confronto collettivo nei luoghi deputati alla politica, in cambio di affollate solitudini, verbose e narcisistiche.
– all’ascesa di populismi inediti nell’Europa a 28, ma ben storicizzati in altri continenti, che nella forma di sceneggiata napoletana, “isso, issa e ‘o malamente”, (vedi puntata precedente) affermano disvalori esiziali.

L’acqua ed i viveri indispensabili per la traversata sono innanzitutto la Costituzione e la tradizione storica maturata; poi la mappa con l’itinerario da seguire.

“Hic Rodus, hic salta”, cioè è qui nella scrittura della mappa che va risolto subito il primo problema, quello delle due culture di provenienza che per semplificare possiamo indicare in socialista e cristianosociale e che palesemente non hanno prodotto nel PD, se non in misura minima, una accettabile contaminazione.

Anzi, la scissione ha selezionato una classe dirigente a maggioranza cristianosociale, che lascia scoperti ambiti di intervento politico e porzioni consistenti di elettorato, che sceglie di votare per protesta 5 Stelle o Lega o si astiene.

Ecco allora che le dinamiche correntizie e personalistiche impallidiscono di fronte al compito che si impone: cioè la riscrittura di valori fondanti condivisi e condivisibili, che vadano oltre la contingenza a trazione populista e fuori dal conservativo riassetto di improbabili nomenclature avanzato di recente da più parti.

Per fare questo ci vuole tempo; tanto o poco dipende dalla qualità degli uomini in campo e dalla quantità delle interlocuzioni; già perché innanzitutto c’è da riannodare i fili che la disintermediazione ha reciso nella società, nell’illusione che dall’alto si governassero meglio in processi di trasformazione in atto.

Un ascolto vero (non un trenino pubblicitario, un bus , un camper, magari una bicicletta, in giro per l’Italia), un ascolto vero, ripeto, comporta cessione di poteri, di sovranità, fino a che ne rimane ancora qualcosa; comporta autoriforma, sacrificio di ruoli e prerogative, comporta “movimento” cioè apertura, nuovi soggetti, nuovi protagonisti, nuova forma partito.

Tutto ciò per di più mentre ci si deve opporre in modo nuovo e moderno al semi regime prodotto del 4 marzo, che per fortuna dopo il secolo fascista di mussoliniana memoria ed il Reich millenario hitleriano, minaccia di durare soltanto 30 anni. (Continua tra 5 giorni)

Francesco Chiucchiurlotto (Res 168)
Commenta con il tuo account Facebook
Print Friendly, PDF & Email