Francesco Chiucchiurlotto

 

VITERBO – Seguire sui media il ritorno di Romano Prodi “il federatore” del centrosinistra, dopo quello di Silvio Berlusconi, “il referente” del centrodestra, fa un certo effetto e non buonissimo.
Siamo condannati all’eterno ritorno di nicciana memoria, ed i secolari problemi del nostro Belpaese, come nelle addizioni, cambiano posto in colonna dando comunque il solito risultato ed i soliti uomini, per tutte le stagioni, circostanze ed occasioni.

Che fine ha fatto e che esito ha avuto la famosa “rottamazione”? Possibile che siamo conciati così male che Matteo Renzi, leader aspirante premier, debba ricorrere a Prodi per tentare un nuovo percorso dopo le disavventure fallimentari del nascente Partito della Nazione? Ed è davvero auspicabile e praticabile la disinvoltura con la quale ci si rivolge un giorno a destra ed uno a manca, si cerchi il voto subito o più in la, si preparino le larghe intese o il “rassemblement de la gauche”?

Viviamo in un Paese senza storia condivisa e senza memoria da condividere, un Paese che è rimasto quello che Alberto Arbasino descriveva nel suo libro intitolato appunto “Un Paese senza” e che pubblico’ nel 1980, nel pieno degli Anni di Piombo, conducendo una importante operazione culturale che demoliva stereotipi e false certezze ed anche gli epigoni del terrore rivoluzionario nostrano, classificati come ragazzotti cattivi, ma ignoranti e fallimentari, senza alcun futuro.

Lo ripubblicò aggiornandolo dieci anni dopo con una lunga postfazione incentrata sull’amarezza del niente che non passa o finisce, e del tutto che torna in peggio.

Chissa’ se oggi a 87 anni gli venisse voglia di farlo, che cosa scriverebbe delle nostre attuali vicende- senza.
Forse per esempio il “senza rappresentazione” dei – Sei personaggi in cerca di autore – di pirandelliana memoria, che chiedono ad un capocomico teatrale (Romano Prodi) di mettere in scena le loro vicende: Pier Luigi Bersani (il padre), Susanna Camusso (la madre) Giuliano Pisapia (il figlio), Pippo Civati (la figliastra), Stefano Fassina (il giovinetto), Anna Falcone (la bambina).

Come noto i sei personaggi chiedono agli attori della compagnia di rappresentare le proprie vicende, ma ben presto si rendono conto che la contraddizione tra realtà e finzione è insanabile e che la loro realtà non può essere comunicata in quanto essa è irrappresentabile.

La piece di Luigi Pirandello si chiude in tragedia con la morte di due personaggi, di cui non si comprende se tale luttuoso epilogo sia nella realtà o nella finzione.

Le nostre vicende invece, assomigliano tanto a quei deja vu di cui conosciamo bene tutto, ma che nonostante ciò continuiamo a seguire con immutato apparente interesse; mentre intorno a noi il mondo cambia, la globalizzazione segna e ridisegna i confini del nostro welfare, “ i figli crescono e le mamme imbiancano”, le vicende quotidiane non fanno storia e forse tra un po’ neanche cronaca; salvo a ritornare ogni tanto: come quella del PSIUP, Partito Socialista di Unità proletaria, che nelle elezioni del 1972, come ricorda Mieli, non ottenne neanche un seggio, divenendo il Partito Scomparso In Un Pomeriggio !

Francesco Chiucchiurlotto (Res 92)

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