A sentir dire Piazza Grande, ti viene in mente Lucio Dalla oppure la Grand Place di Bruxelles; ma oggi 14 ottobre vuol dire soltanto Nicola Zingaretti e la sua idea di “rigenerazione” che si presenta in un non luogo come la vecchia dogana di Viale Scalo di San Lorenzo, posta alla fine degli edifici di travertino della Stazione Termini di Roma.


Il quartiere è quello dei bombardamenti della seconda guerra mondiale, di cui ci rimane l’immagine delle braccia aperte e lo sguardo ieratico di Pio XII tra le macerie ed i morti.

E’ un pezzo di Roma famoso negli anni ’70 per la presenza del collettivo di Autonomia più agguerrito e numeroso, quello della P38.

Oggi la giornata romana è particolarmente amena al mattino, e quasi estiva verso le 13.00; sono spazi appunto doganali: cortili ampi oggi con stand di street food e bevande ovunque, magazzini dagki alti soffitti, ora adibiti con stile spartano a sale dibattito, incontro riunione.

La Piazza poi ricorda la città, quindi i Comuni ed i Sindaci; e sono loro a cominciare la giornata con una serie di interventi, quasi mai entro i 5 minuti prescritti, che hanno tracciato la storia di questi ultimi 10 anni con i 13 miliardi loro sottratti ed ancora non restituiti e le innovazioni, la creatività che gli amministratori locali hanno messo in campo per autodifendersi e difendere le loro comunità.

Comincia Virginio Merola Sindaco, guardacaso, di Bologna; poi tre alla volta, Sindaci ed amministratori di Comuni grandi e piccoli, ciascuno con le proprie storie e molti da liste civiche, con stra-applaudito il Sindaco di Cerveteri Alessio Pascucci.

Alle 13.15 Nicola Zingaretti conclude la mattinata; 19 minuti di applaudissimo discorso che inizia annunciando che l’indomani l’assemblea finale sarà tenuta all’aperto perché le presenze previste si erano addirittura triplicate.

In effetti le duemila persone previste per l’esordio c’erano tutte, soprattutto fuori dalla sala in capannelli folti e chiassosi.

Allora cos’è questa Piazza Grande? Zingaretti l’ha detto, ma non in modo sintetico o teorizzato o peggio per slogan; ma articolando un discorso che parte appunto dagli enti locali e dal territorio, e quindi dal basso e non dall’alto; “storie e pensieri differenti che si incontrano non per litigare ma per costruire qualcosa insieme”; “cento idee diverse diventeranno una sola idea per il futuro”.

Il suo vocabolo preferito è “rigenerazione”, della politica, non guardare indietro ma neanche a quello che in questi anni è fallito: “cambiare strada quindi, per costruire una nuova speranza; ciò non lo può fare un leader da solo, ma un intero popolo che si rimette in cammino”.

Insomma ha enunciato la continuità di quello che è stato prima il “Modello Roma” di Rutelli,Veltroni con Goffredo Bettini come beckground ideologico, e poi le vittorie alla Provincia di Roma prima e alla Regione Lazio per due volte; e cioè l’unità di un ampio schieramento, dai Popolari a Rifondazione Comunista, comprendente tutte le componenti sociali e culturali del territorio, su un progetto di unità delle sinistre e di governo locale che oggi viene riproposto e lanciato sull’intero territorio nazionale.

Non solo PD quindi, ma una Piazza talmente Grande che comprenda l’intera Italia. Auguri!

Francesco Chiucchiurlotto

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