Con una sequenza esponenziale, dai 2/300 casi di fine agosto, siamo schizzati in pochi giorni a registrare oltre i 10.000 e si avanza veloci verso i 15.000 per allinearci, speriamo di no, a Francia e Spagna.

Com’è stato possibile che un trend virtuoso indotto da sacrifici non comuni sopportati con inaspettato rigore si sia trasformato in un quasi incubo, con sullo sfondo la crescita dei ricoveri in terapia intensiva, collassata la quale saremmo veramente in allarme rosso.

Mentre questa seconda ondata ha provocato ulteriori misure che mirano al distanziamento sociale, anche se non si tratta di chiusura o clausura totale, e limitazioni di tutte le occasioni di incontro e contatto, già si parla con un certo affanno della terza ondata, quella che ci toccherà ad inverno inoltrato.

Ma prima di escogitare qualcosa che unisca comunità scientifica e mondo politico, e che soprattutto si riveli efficace, sempre in attesa di un vaccino risolutore, mi preme ricordare una dichiarazione pubblica che non ebbe grande eco sui media, ma che invece oggi col senno di poi, appare profetica.

Il Prof. Andrea Crisanti, dell’Università di Padova, già “eroe” del modello Veneto, nel punto più basso delle manifestazioni pandemiche ad inizio settembre, dichiarò qualcosa che mi colpì, circa la necessità di arrivare in brevissimo tempo a fare 300.000 tamponi.

Non capii appieno l’importanza della richiesta perché la pigrizia mentale, tipica di noi Italiani, mi (ci) faceva considerare il caso come quasi risolto ed una mobilitazione così massiccia, che comportava tra l’altro investimenti considerevoli in denaro e personale, apparì del tutto esagerata; “Come proprio adesso che la buriana è passata??”

Invece era la soluzione; ed oggi dobbiamo riconoscere che proprio in un momento di bassa diffusione del virus si poteva circoscriverlo, controllarlo ed intervenire agevolmente per contenerlo anche nelle sue evoluzioni future, di seconda e terza ondata.

Il Prof.Crisanti ha commentato pochi giorni fa amareggiato:” Non mi si è presentato nessuno; ed ora piangono!”.

L’occasione è purtroppo sfumata ed ora andiamo avanti con DPCM che hanno un potenziale di autorevolezza affievolito, perché anche la retorica del – quanto siamo bravi – e – abbiamo fatto scuola in Europa – si rivela per quel che è; come vedere Salvini finalmente con la mascherina ed i negazionisti con la coda tra le gambe, non ci dà grande soddisfazione.

Poi ci si mettono pure i Sindaci a protestare perché sono chiamati ad assumersi responsabilità locali nel determinare orari e tipologie di intervento; preferirebbero che tutto venisse sancito dal centro per avere un mero ruolo esecutivo?

Credo sia profondamente sbagliato: nessuno come i Sindaci conosce o dovrebbe conoscere, il proprio territorio e la propria popolazione ed insieme alla propria comunità cercare le soluzioni più adatte.

Quante volte si è invocata l’autonomia dal centro per provvedimenti uguali per tutti i Comuni senza distinzione demografiche, sociali, economiche, con gli errori che questo sistema centralistico ha comportato? Altra pigrizia mentale?

Francesco Chiucchiurlotto