Da un decennio circa abbiamo a che fare con un fenomeno nuovo di complessa classificazione, il Politicamente Corretto: ha a che fare con la politica ma non è fenomeno politico; con la cultura, ma non è una manifestazione culturale; con l’ideologia, ma non ha un substrato filosofico; con la psicologia, ma quella  di massa.

La categoria cui ricorrere per analizzarlo, comprenderlo ed anche contenerlo, è forse l’antropologia, la scienza che studia l’essere umano nelle sue varie componenti, come le succitate, ed il suo comportamento sociale nell’interazione data.

Non esiste, almeno non l’ho trovata, una definizione esaustiva di quello che in America viene chiamato politically correct, (PC), ma nell’analisi appunto antropologica, si può dire che una certa forma di comunicazione trasmessa con un linguaggio standardizzato di preconcetti, desunti nel contesto delle società occidentali, crea una realtà sociale con caratteristiche dogmatiche proprie di un senso comune, indotto e guidato da particolari èlites.

Esso alligna, schematizzando, a sinistra, o meglio nelle comunità liberali o socialiste dove nasce, che si oppongono ad un conservatorismo socioeconomico, ad un rigore religioso precettivo contro divorzio, aborto, liberta sessuali ed alle varie forme di razzismo, colonialismo, sovranismo, imperanti nella destra e nel populismo, dove ovviamente il PC assume forme e contenuti diversi.

A destra, il PC è il senso comune negativo sulla immigrazione , sull’Europa, sulle “poltrone”, sui diversi ecc.; è la parola d’ordine mobilitante di slogan semplici e pervasivi: Dio, Patria, Famiglia, padroni a casa propria, prima gli Italiani.

Il PC produce dei comportamenti completamente svincolati da ogni riflessione critica e fuori da una qualsiasi sfera pubblica in cui sia ancora possibile discutere differenti interpretazioni della realtà.

E’ la fine del liberalismo, che nasce con l’illuminismo del XVIII secolo (dei lumi), in contrapposizione al dogmatismo imperante nella Monarchia e nella Chiesa; illuminismo al quale l’intera umanità deve il progresso e la crescita delle scienze e delle tecniche che ci hanno liberato dalle malattie e dal bisogno.

Ecco che il PC crea un nuovo dogmatismo assemblando concetti che diventano princìpi, sino a renderli “senso comune”, che è l’esatto opposto del buon senso; mentre il primo è esaustivo ed autoreferenziale e quindi non chiede altro che di essere seguito ed applicato, il buon senso presuppone la presenza degli altri, per verificarsi sperimentandosi e criticandosi sino ad un approdo esclusivamente positivo, che ne è fine e metro di paragone.

La morte di George Floyd ha suscitato un’ondata di sdegno nel mondo, sia per le sue particolari modalità: “I can’t breath” è uno slogan che racchiude sia significati universali di riscatto, liberazione, giustizia e non solo, sia per la riproposizione della questione razziale con modalità, estensione e virulenza, che non si conoscevano dagli anni sessanta.

Ma poi è intervenuto il PC, non si è più distinto, ragionato, analizzato il contesto e le responsabilità; si è arrivati alla demolizione o sfregio di statue equestri e non, di chi applicatigli gli schemi rigidi e dogmatici di oggi, vengono condannati per comportamenti di ieri; il tutto in una caccia a ritroso cieca e stupida, che porta a Cristoforo Colombo.

Era già successo con il movimento del “Me too”, che partì da casi di violenza sulle donne acclarati e certificabili, per finire in una nebulosa di casi limite, tra avances di cattivo gusto, imprudenze sciocche, corteggiamenti maldestri, speculazioni belle e buone.

Insomma il PC mi pare possa definirsi un comportamento indotto da un eccesso di comunicazione o da una comunicazione mirata, che porta a prescindere da ogni ragionamento critico e circostanziato ed a trasformare concetti e giudizi, di per sé corretti, in un dogmatico senso comune applicabile senza limiti o remore, sino a conseguenze estreme; naturalmente sia a destra che a sinistra.

Sono fenomeni fugaci, emotivamente circoscrivibili, ma il danno permanente che fanno alla democrazia liberale del dialogo critico, del confronto ragionato e della dialettica politica, può essere pericolosamente irreversibile; politicamente corretti, ma democraticamente corrotti.

Francesco Chiucchiurlotto