Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Nel 1849 il Quarantotto, cioè lo sconquasso nel settentrione d’Italia provocato dalla Prima Guerra d’Indipendenza, può dirsi concluso e fallito, e le città del lombardo-veneto insorte, tornarono sanguinosamente sotto il dominio austriaco.

Nell’agosto di quell’anno Arnaldo Fusinato compone L’ULTIMA ORA DI VENEZIA, quella della resa agli austriaci assedianti. Dopo che nel marzo dell’anno prima gli stessi erano stati cacciati dai veneziani.

A scuola tutti (almeno quelli della mia generazione) abbiamo imparato a memoria i versi: “ … il morbo infuria, il pan ci manca, sul ponte sventola bandiera bianca !”, che mi ritornano in mente oggi mentre i dati delle elezioni regionali del Friuli, poche centinaia di sezioni sulle 1600 circa da scrutinare, danno una tendenza che se confermata fa degli elettori del Movimento 5 Stelle, la Venezia di oggi.

Il morbo che infuria è lo sconcerto di un elettorato che le ha provate tutte, sino ad un compendio “populista” che ha spaccato in due l’Italia e che il 4 marzo ha tentato di ribaltare il quadro politico dato, un po’ come il marzo del 1848 che tante speranze aveva suscitato.

Il pane che manca è quello dei due forni che si sono chiusi lasciando Di Maio a bocca asciutta, masticando bile e proferendo inutili minacce.

La bandiera bianca che sventola oggi è soprattutto quella del disincanto, dell’astensionismo, della perdita di fiducia della maggioranza dei cittadini elettori (51%) nel sistema istituzionale che ci ha regalato la XVII legislatura. Con la pessima e farlocca legge elettorale, che un Presidente della Repubblica, onesto e perbene, ma debole e incauto, ha promulgato senza un tentativo di correzione possibile.

Se quindi il Movimento 5 Stelle refluisce, è perché in tutta evidenza la sua forza è data dal suo splendido isolamento. Che ne produce però anche l’estrema debolezza ed infine la palese inutilità al raggiungimento degli scopi propugnati; il primo a giovarsene è proprio Matteo Renzi ed il “suo” PD.

La chiusura del forno a sinistra è la scontata soluzione di un partito confermatosi “personale” e lideristico. Incapace di produrre una classe dirigente intercambiabile nei ruoli e nei destini.

Il giudizio morale sui comportamenti politici, produce una sequela si sciocchezze: quindi è perfettamente inutile invocare la necessità di un governo per il nostro paese; la possibilità di garantirlo non soltanto attraverso alleanze organiche, ma anche con le svariate formule già utilizzate, come si potrebbe rimproverare al PD.

Intanto il ritorno in chiaro di Matteo Renzi apre uno scenario in cui ci sembra di scorgere un rimescolamento di cui dovrebbe giovarsi il centro destra. In cui il riflusso di un movimento che viaggiava al 30% riapre i rischi di radicalizzazione di una protesta politica e di un disagio sociale che esso era riuscito a contenere. In cui il partito della sinistra, o del centrosinistra, o del neo liberalismo macroniano, o di chissà cos’altro, riparte con lo stesso leader i cui pregi e difetti appaiono immutabili e pervicacemente solidi.

Venezia attese decenni per essere liberata, noi non abbiamo tutto quel tempo.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 153)
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