Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Tra i frutti più amari del populismo di “governo”, perché da noi che non ci facciamo mancare niente c’è anche quello, c’è il massacro delle Province.

Il famigerato saggio “La casta” alimentò dal 2007 una ondata di indignazione popolare, di per se sacrosanta, che doveva innescare un dibattito parlamentare per correggere alcune storture, sprechi e privilegi, che riguardavano Comunità Montane ed appunto le Province.
Sarebbe bastato un tagliando di revisione al TUEL, Testo Unico Enti Locali, che è una legge ordinaria, per ottenere in tempi ordinariamente brevi snellimento ed efficienza; si è invece deciso di cavalcare l’opinione pubblica in modo populistico, proponendone la soppressione e quindi andando a scomodare la Costituzione.

Il popolo, soggetto indistinto ed omnicomprensivo, depositario presunto della virtù e della verità diviene il referente comodo e giustificatorio di una legge assurda come la Del Rio, che “in attesa” dell’esito referendario del 4 dicembre u.s., dato per scontato con un esito affermativo, abolisce le Province ed istituisce le Città Metropolitane. Così il classico schema populista scatta quasi istintivo nel governo: c’è un problema sentito dal popolo; le istituzioni preposte a risolverlo invece di affannarsi a trovare soluzioni, lo eliminano, senza considerare le conseguenze dello scossone inferto all’assetto costituzionale, che prevede un ente intermedio, la Provincia appunto, tra Regioni e Comuni.

Visto che decisionismo tempestivo? Il leader-premier non scherza: “Qui non ce n’è per nessuno!” ed altre facezie dell’armamentario populista riformar-rottamando. La verità dei fatti purtroppo conferma che non si governa lisciando il pelo all’opinione pubblica dominante, né uniformandosi ai sondaggi del momento; il populismo paga nell’immediato, mai sul medio e lungo periodo, e non solo da noi o in Europa, ma nel mondo.

Quindi oggi è chiaro che la Del Rio oltre che fallimentare, è incostituzionale nell’elezione indiretta e nelle attribuzioni residue alle Province; che va ripristinato il suffragio universale diretto ed il ruolo di ente intermedio di coordinamento dei Comuni; che vanno assicurate le risorse necessarie allo svolgimento delle competenze proprie a cominciare dalle strade provinciali e delle scuole che hanno subito tagli dissennati. La semplificazione populista aveva ignorato che le Province manutengono 130.000 Km. di strade e che oggi la Del Rio ne ha provocato la chiusura di 5000 Km. per impraticabilità e di 70.000 Km. con limiti di velocità da carrarecce africane. Che inoltre sono a carico delle Province 5.200 scuole superiori di cui 2.130 in zone simiche, che non vedono garantite da anni le consuete opere di manutenzione con i rischi presenti e futuri che si possono immaginare.

In qualsiasi paese “normale” tutto ciò avrebbe sollevato un coro di indignazione che avrebbe costretto qualsiasi forza politica a porvi rimedio; da noi la violazione della Costituzione è la norma, il disservizio anche, sino all’incidente, spesso mortale, che risveglia media, magistratura, istituzioni ed una nuova ondata di indignazione alla quale c’è il rischio si replichi con una nuova risposta populista. Così il cerchio si chiude, ma forse stavolta speriamo per sempre.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 102)

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