Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – I primi segnali positivi per il PD finalmente arrivano; la reazione, anche scomposta, dei c.d. Renziani ex nomenclatura, alla candidatura di Nicola Zingaretti, sono appunto un segnale positivo perché finalmente è all’orizzonte un antagonista vero alla melassa del “vorrei ma non posso”, del “benaltrismo” e delle candidature “conservative” del disastro attuale.


Quel che c’è da fare è stato ormai detto in tutte le lingue, declinato in tutti gli accenti e le sfumature, sussurrato o gridato da tutti i dirigenti del Partito democratico.

Ricorrendo un’ultima volta allo schema degli ISMI, l’Occorrismo ha imperversato per mesi nei media e forse ora cederà il passo alla concretezza ed al coraggio.

Sì, perché nessuno parlando di sogno, ha fatto sognare; parlando di popolo, ha individuato destinatari del messaggio in carne ed ossa; parlando di giovani, ha attirato una qualche attenzione; parlando di proposte, ha lanciato un’idea concreta da praticare subito; parlando di PD, ha detto come e quando cambiarlo.

Zingaretti, ancora troppo timidamente, ci sta provando e la reazione immediatamente provocata speriamo porti ad un confronto/scontro vero, perché parafrasando il “Grande Timoniere” cinese, “La politica non è un pranzo di gala…”, e perché sinora si è litigato sui nomi e non sulle idee.

Per esempio il sistema di potere e di selezione della classe dirigente del PD in base a Primarie si è rivelato ormai sbagliato e dannoso, ma ancora nessuno ne invoca la rinuncia.
E’ di tutta evidenza che è nel solco aperto da Berlusconi nel sistema politico italiano che il seme del populismo è cresciuto e prosperato: il partito personale, il leader incontrastato ed incontrastabile, il rapporto con un elettorato indistinto e sondaggiato quotidianamente per lisciarne il pelo nel verso giusto e poi fatto assurgere a Popolo; il nemico da sconfiggere, di volta in volta i vecchi politici, la burocrazia, la magistratura, l’Europa.

In quel contesto le primarie verticalizzano il confronto tra “capi” per una leadership personale, saltando i contenuti e le mediazioni della politica, affidando le scelte alla storytelling (ricordate?) di ciascuno, alla sua capacità dialettica e mediatica.

Classi dirigenti devote più che capaci e radicate sul territorio, i “fighetti di sinistra” evocati da Marco Bentivogli; disintermediazione dei quadri PCI, PDS, DS, gli omini che aprivano le sezioni, attaccavano i manifesti, cominciavano le riunioni con una relazione e tenevano i collegamenti con le strutture provinciali e regionali; tra una primaria e l’altra nessuna discussione politica vera, ma valanghe di polemiche e cazzeggio, su ogni tipo di social media; tutti a pendere dalla parola del Capo, e via elencando.

Dieci anni di questa cura hanno prodotto i risultati che conosciamo, ma anche un consolidamento di poteri diffusi e conservativi, che sono il vero ostacolo al cambiamento.
Cominciare a trovare e praticare subito un metodo alternativo alle primarie, sarebbe una novità ed un segnale: per ridare voce ad una base dispersa attraverso deleghe congressuali agli iscritti e non ai passanti; mozioni sui nodi sociali e politici preventivamente stabiliti nei congressi provinciali per caratterizzare le politiche regionali; organi eletti su base federalista e non centralista, che rispondono al territorio e non al leader; poche regole chiare per tutti.

Francesco Chiucchiurlotto

Commenta con il tuo account Facebook
Print Friendly, PDF & Email