Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Com’è noto 10 anni fa il best sellers LA CASTA di Stella e Rizzo, tra le tante figure/bersaglio individuate ed analizzate per soddisfare il risentimento dell’opinione pubblica nel bel mezzo della crisi più forte dopo il crollo di Wall Street del 1929, misero sul banco degli imputati le Comunità Montane.
Cominciò così una pubblica percezione di malaffare, spreco, inutilità, perfetta per una gogna mediatica che spostò l’opinione pubblica su un versante fallace ed ingannevole che ancora paghiamo: vale a dire che le riforme istituzionali avrebbero risanato l’economia di guerra che le popolazioni amministrate vivevano e che quindi bisognasse tagliare per risparmiare.

Via le Comunità Montane; via le Province, e poi preso l’abbrivio, via le Regioni e perché no qualche ministero; il costrutto costituzionale stesso fu messo a rischio con il progetto di revisione Boschi/Renzi, per nostra fortuna sonoramente battuto.

L’ordinamento giuridico di qualsiasi paese è affare di una delicatezza estrema; le democrazie occidentali conservano sistemi secolari con cura e dedizione; noi no invece, la fregola del riformismo ci porta a modificare, innovare, inventare, tanto per farlo, mentre le riforme si sommano a strati una sull’altra in un groviglio di leggi, decreti attuativi, regolamenti, direttive europee, leggi e regole regionali; insomma in una parola: un casino !

Allora mentre si parla di boschi bancari e di candidature collegiate, nessuno, almeno mi pare, si interessa delle istituzioni territoriali, di quelle che l’art.5 della Costituzione “riconosce” perché precedenti addirittura allo Stato, cioè i Comuni; in un solo altro caso la Costituzione “riconosce”: nell’art.2 quello che garantisce i diritti fondamentali dell’Uomo!

Le Comunità Montane nascono proprio dalla Costituzione, art.44, perché si debbano occupare della montanità.

La montanità è una condizione innanzitutto fisica per la peculiarità dell’ambiente di vita e di lavoro di chi in zone montane abita; sociale, per le difficoltà oggettive di lavoro, viabilità, clima, servizi, distanze ecc., che essa presenta; politica, per la scarsa rappresentanza che esprime.

Non si riesce nei vari livelli istituzionali a ragionare e quindi programmare, cogliendo le peculiarità e le potenzialità di queste aree, continuando a guardare in altre direzioni, per esempio alle periferie urbane, spesso degradate, abbandonate, pericolose.

Non si riesce a capire una realtà evidente: che tali periferie sorgono e crescono anche perchè è in atto da tempo un esodo dalle aree interne e dalle aree montane, che si spopolano, invecchiano, si impoveriscono.

Ecco quindi la prima contraddizione: invece di intervenire sulle cause dei fenomeni, si interviene sugli effetti, con costi moltiplicati.

Non si spiega altrimenti il fatto che per le periferie urbane (gli effetti) si stanzino 7 miliardi di euro, mentre per i territori dei piccoli Comuni che si spopolano (le cause), se ne prevedano 100 milioni in 7 anni.

Alcuni numeri chiariscono ancora meglio quanto sto affermando: in Italia ci sono 7988 Comuni, di cui 5635 sino a 5000 abitanti ed i Comuni montani sono ben 4190.

Questi Comuni amministrano, manutengono, tutelano il 54% della superficie territoriale italiana e circa 10 milioni di residenti, cioè una popolazione come quella dell’Austria, e tra l’altro molti di essi in estate raddoppiano o triplicano la popolazione residente.

Se si guardasse senza preconcetti il ruolo di tutela e manutenzione del territorio che i piccoli Comuni ed in montagna le Comunità Montane potrebbero svolgere con risorse adeguate, si capirebbe quanti danni e quanti costi aggiuntivi potremmo evitare per le calamità naturali.

Gli incendi di quest’estate ne sono una dimostrazione talmente evidente che aspettiamo che qualcuno apra un tavolo interistituzionale per comporre finalmente un piano d’intervento affidato a chi già opera sul territorio; a chi è già associato come i Comuni delle Comunità Montane.

Così per i terremoti, le esondazioni, i nubifragi, le frane e quanto una natura abbandonata a se stessa provoca.

Mi permetto sommessamente di sostenere, caro Presidente Zingaretti, che un concreto ripensamento sulle Comunità Montane sarebbe non solo opportuno, ma necessario.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 125)

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