Francesco Chiucchiurlotto

 

VITERBO – C’è un argomento incontrovertibile per orientarsi nel voto referendario prossimo venturo? Forse quello che l’attuale leadership ha già dimostrato di non saper fare in tema di riforme.

E’ sufficiente non distrarsi e non farsi travolgere dall’imperversare quotidiano del circo mediatico governativo (la lettera all’estero è una vergogna) per cogliere una serie di fallimenti clamorosi.

La legge elettorale per esempio, sulla quale sono state posti tre voti di fiducia, come solo avvenne con la legge Acerbo di mussoliniana memoria e con la cd “Legge Truffa” del De Gasperi 1953, così chiamata per un leggero premio di maggioranza a chi superava il 50% dei voti; ma se quella era una legge truffa l’Italicum cos’è??

Ebbene da una parte l’accordo farlocco con Cuperlo che la smonta pezzo per pezzo, dall’altra la Corte Costituzionale che ne farà polpette, si è rivelata un fallimento.

Eppure era stata spacciata per una riforma da far copiare in Europa e forse nel mondo intero, sulla quale si è contingentata una maggioranza vasta, appunto a colpi di fiducia.

E della “Buona Scuola”? della “Giustizia Giusta”? del Job Act ? della PA antiburocratica? delle riforme del fisco e dei partiti che non verranno?

Non bisogna però essere ciechi al contrario e non vedere che l’attivismo di questo governo ha scosso una melmosa classe dirigente ed ha dinamizzato la politica italiana nel suo insieme e prodotto molti risultati positivi.

I cantieri dei lavori pubblici vanno avanti in modo rapido e pulito (Cantone &C.), la risposta alle emergenze sono finalmente decenti e l’impostazione di Casa Italia convincente, l’approccio a schiena dritta con la UE e con i diritti civili è una novità positiva, ecc.

Ma allora perché non continuare coi fatti concreti ed invece aggredire le istituzioni e far passare per indispensabile che “Basta un SI” per il nuovo Eldorado italiano?

Le Province sono un esempio delle malversazioni e dei pasticci che la legge Del Rio ha prodotto nel nostro ordinamento degli enti locali: che ci fosse da metterci mano dalla legge 142 del 1990 era universalmente riconosciuto; ma ferirle a morte ha prodotto un dissesto istituzionale mai visto, in un contesto di tagli ai trasferimenti, altrettanto mai visto.

Così abbiamo un ente intermedio mutilato, con personale smarrito, demotivato, disperso; una Regione gonfiata di funzioni amministrative, che per Costituzione non le competono; Comuni sempre più ridotti a funzioni ancillari verso lo Stato, alle prese con un demente associazionismo obbligatorio ed una limitazione della propria capacità impositiva, destinati a rivolgersi sempre di più e col cappello in mano, al centralismo statale e regionale.

Poi ci sono le cd 14 Città Metropolitane (14 ex Province) e le Aree Vaste dell’art.40 della riforma Boschi, come a dire: “la Premiata Pasticceria Renzi è sempre aperta”; ma la Costituzione non è la Provincia: occhio che è stata trattata allo stesso modo!

Francesco Chiucchiurlotto (RES 48)

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