Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – La mancata riforma dei partiti che la Costituzione indica all’art.49, causa principale, almeno come io sostengo da tempo, del degrado della nostra politica e conseguente crisi delle nostre istituzioni, trova puntuale riscontro nel caos rimborsi del Movimento 5 Stelle.

Quali saranno gli effetti elettorali di uno scossone di tale portata in piena campagna elettorale non è facile pronosticarlo, tanto che il leader M5S, Luigi Di Maio, parla non senza qualche ragione, di effetto boomerang contro chi sta utilizzando il caso contro il Movimento.
La pervicacia di tutti partiti a voler avere le mani libere al loro interno sia per determinare carriere e gestire poteri, sia per maneggiare ed usare denaro, ben lontani dal “principio di legalità” che imporrebbe regole certe, cogenti e valide per tutti, ha origini primordiali.

Non esiste momento politico o personaggio storico che non abbia affrontato il dilemma se: fare quello che è giusto, secondo un codice etico, uno schema ideologico, un principio morale, oppure fare quel che conviene, per conseguire vantaggi personali o di parte, di potere e di denaro, nell’immediato o a breve – lungo termine.

Naturalmente all’antitesi rigida coerenza/convenienza, si contrappone tutta una gamma di dosaggi che producono effetti dimensionabili al mix adottato: nel panorama dei partiti di oggi domina da tempo la mera convenienza, il vantaggio immediato, di carriera o elettoralistico, basato sui sondaggi del momento e sulla pancia piuttosto che la testa dell’elettorato.

Ciò fa in modo che i cittadini divengano “ggente”, depositaria non di diritti e di sovranità, ma caratterizzata dall’ascolto e dall’intrattenimento, subissata di messaggi elementari e banalizzanti secondo lo schema populista classico: il popolo, i suoi nemici, il suo redentore.

Il vantaggio, la possibile convenienza si persegue senza alcun problema in modo anche palesemente contraddittorio, anche sfacciatamente disinvolto, come l’avvenuto passaggio dal sistema elettorale maggioritario a quello proporzionale, o le promesse solenni assunte e smentite, “…lascio la politica !!”, dimostrano.

Una frase di Ciriaco De Mita può servire: “ La politica può essere concretezza (eufemismo di convenienza) se si ha un’idea da realizzare”; grande sintesi per dire che almeno un idea, un progetto politico, istituzionale, culturale, sociale, la devi avere mentre maneggi potere e denaro, anzi ciò è quel che ne giustifica il maneggio (Chi fa il pane s’infarina …).

Ecco, la questione del denaro nella politica, dentro e fuori i limiti del codice penale è questione cruciale; avere una regola comune e pubblica sull’uso del denaro, può fare la differenza, come sta avvenendo con M5S e le sue traversie dei mancati rimborsi; se si dimostra che in fondo gli uomini sono per loro natura deboli, fallaci ed anche “peccatori”, ma la “legge” di un partito provvede a ripristinare l’ordine ed il “giusto”, la cultura cattolica degli Italiani potrebbe dare ragione alla tesi del boomerang di Di Maio.

Credo che l’analisi più completa su queste problematiche l’abbia data Max Weber nella sua conferenza “La politica come professione”, che non scioglie il dilemma tra fare che è giusto o quel che conviene, tra vivere “per” la politica o vivere “di” politica, perché forse giocandoci su, usa il termine tedesco BERUF, che significa sì professione, ma anche passione. Applichiamo la Costituzione e diamo noi, per quanto umana e insoddisfacente, una risposta”.

Francesco Chiucchiurlotto (RES 138)

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