Francesco Chiucchiurlotto

 

VITERBO – L’ultima intervista di Matteo Renzi, l’Ex-ex alla ricerca del terzo o quarto EX per tornare al potere politico nel Partito Democratico o quello governativo di Palazzo Chigi, o entrambi, è illuminante sulla sua parabola discendente e sulla fragilità inusitata che appare oggi nel personaggio pubblico che è, condizione altrettanto inusitata, sulla difensiva cioè senza quella sicumera distintiva del vincente.

L’intervistatrice è Maria Teresa Meli del Corsera, mostratasi in questi anni per un endorsoment renziano spesso imbarazzante, e quindi viene da pensare che colga le volontà comunicative dell’Ex-ex.
Gli argomenti sono tutti, per la prima volta, che mi ricordi, di tipo difensivo e riguardano il passato più o meno recente e non c’è più traccia del “racconto” sulle magnifiche sorti e progressive dell’Italia che riparte, della bellezza che trionfa, del non ce n’è per nessuno, che avevano riscaldato cuore e mente di oltre il 40% di Italiani.

C’è invece il grillismo rampante cui opporre la questione degli emolumenti pubblici – “Da premier guadagnavo (!) la metà di quello che guadagnano Di Battista e Di Maio..” – per non parlare dei vitalizi; c’è Bersani che non merita alcun commento; c’è il mitico 40% che resta un obiettivo raggiungibile almeno più di una vittoria al superenalotto; c’è il Giglio Magico che naturalmente non esiste, nonostante le nomine fresche d’inchiostro; c’è Consip con l’ipergarantismo giudiziale a coprire le responsabilità quanto meno politiche; c’è l’irrompere del proporzionale come si trattasse di un acquazzone estivo, improvviso e violento e non uno dei maggiori errori politici, tra i tanti, che hanno contrassegnato il triennio, cioè l’Italicum.

C’è infine , dopo l’Europa, su cui l’ombra di Cameron lo segue sempre e comunque, la responsabilità esclusiva del governo Gentiloni sui vouchers, perché non esiste alcun “burattinaio”, e l’Ex-ex ne fornisce ampia e documentata prova: “Io – afferma – mi sono dimesso da tutto, da premier e da segretario”, che a voler essere buoni e comprensivi su tale affermazione, non si può che farne spallucce .

Perché Renzi appare fragile, debole e perdente in questa intervista e perché c’è un cambio significativo della comunicazione che non è dovuto solo al cambio del guru Filippo Sensi?

Ci soccorre Aristotele con il suo trattato – L’arte della retorica – che dopo 2500 anni pare ancora il più completo ed utile: alla retorica, mancando il rigore intellettuale della dialettica, che tratta a parte, occorre sia ethos che pathos, cioè come il politico si presenta e come il pubblico l’accoglie e naturalmente il logos, cioè il ragionamento.

Il primo, l’ethos, ci mostra un Visconte Dimezzato che ha dovuto rinunciare ad elezioni immediate, che assiste con imbarazzo ad un premier che ha smentito la vulgata che dopo di lui ci sarebbe stato il diluvio ed ad leader come Orfini, che tutto può apparire men che sostituisca un dimissionario, o riempia un vuoto di potere.

Il secondo elemento il pathos, risente ineluttabilmente del logoramento temporale, cioè la moltitudine “incantata” primigenia, si rivela sempre più fatta di stakeholders, cioè portatori d’interessi, tutto legittimo per carità, ma qualcosa si è rotto per sempre.

Il terzo, il logos, risulta essere perciò necessariamente giustificativo e non propositivo.
Orlando se continua ad essere chiaro e rassicurante come appare in questi giorni, andrà ben al di la delle percentuali attribuitegli.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 76)

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