Gustavo Zagrebelsky è un costituzionalista famoso sia per il suo curriculum accademico, sia per aver contribuito a salvarci dalla riforma costituzionale di Renzi, con il quale incrociò la sua spada dialettica ed argomentativa, con la scimitarra polemica ed astiosa dell’allora Premierleader, in un famoso dibattito referendario.

Stavolta esorta su Repubblica alla resistenza civile: “Basta con il silenzio: è venuto il tempo della resistenza civile” – “A chi pretende di parlare a nome degli Italiani e della loro identità, si opponga il dissenso; a chi esalta la forza si oppongano il rispetto e la mitezza; (…) i diritti della cultura; (…) la denuncia; (…) iniziative di solidarietà; fino, -conclude Zag-, al limite della resistenza ai soprusi e della disobbedienza civile, che in casi estremi, come ha insegnato Don Milani, sono virtù”.

Questo è il “che fare” a fronte di una puntuale analisi dell’attuale momento politico contrassegnato da rischi concreti per la nostra democrazia, che ancora si regge sulla Costituzione e sui suoi custodi, il Presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale, ma che ha un substrato sociale dato da fatti e comportamenti diffusi, che non le corrisponde.

Analizza poi il rischio di democrazie illiberali, dove cioè si continua a votare ed eleggere i governanti, ma si comprimono gradualmente le libertà che formano la pubblica opinione che si esprime poi nel voto; non ci può essere democrazia politica se non c’è quella sociale.

Siamo a rischio di un rigurgito fascista? Non proprio, il rischio riguarda l’affermarsi di alcune componenti di esso che sono poi i caratteri dell’identità aggressiva, del rifiuto o marginalizzazione dei principi della Rivoluzione Francese, l’irrazionalismo, il prevalere dell’azione sulla riflessione, l’antiparlamentarismo, l’esaltazione dell’uomo medio e del senso comune sino alla banalizzazione dei problemi, il popolo come un tutt’uno indifferenziato e legittimante, xenofobia, sovranismo, ecc.

Tutto ciò è chiaramente registrabile nell’azione dell’attuale governo e respirabile quasi ovunque nel nostro Paese.

Ma non credo che bastino quelle azioni di resistenza civile che Zag indica; ricordano i “girotondi” antiberlusconiani, la militanza da salotto di benpensanti ed intellettuali borghesi, Micromega, che, per carità, sono stati necessari ma non certo sufficienti in quella fase storica.

Continuo a ritenere che la risposta alle drammatiche domande che il Professore pone debbano venire dal Partito Democratico e dal sistema di alleanze che esso saprà costruire; l’occasione è questa del prossimo “congresso”, che ho scritto virgolettato perché si continua nell’equivoco che rischia di vanificarne l’esito.

Si è ancora in tempo a cambiarne le sciagurate regole che lo sovraintendono: le primarie aperte ai passanti, con tutto quel che può conseguire in termini di brogli ed artefazioni; tesseramento controllato dai capibastone; regola del 50% + 1, che se non raggiunto sposta nelle dinamiche correntizie dell’Assemblea l’elezione del Segretario; il Segretario che poi è anche Premier; la personalizzazione della contesa e non confronto/scontro di idee: qualcuno ha capito le differenze, che pur ci sono, tra l’uno e l’altro dei candidati?

Ci vorrebbe pochissimo a riformare innanzitutto il PD per dare una risposta nuova al Paese imbambolato dal gioco delle parti di Salvini e Di Maio e da un nazional populismo cafone e tribalista.

Francesco Chiucchiurlotto

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