“Ricostruiamo la politica” con sottotitolo “Orientarsi nel tempo dei populismi” San Paolo Ed.,è il saggio che Don Francesco Occhetta, gesuita, redattore della rivista Civiltà Cattolica, giornalista e consulente spirituale dell’UCSI ( Unione Cattolica Stampa Italiana), ha presentato l’altra sera ad Orvieto nel prestigioso palazzo dell’Opera del Duomo.

Un prete che si interessa di politica e ne scrive in modo approfondito e documentato (Le radici della democrazia 2012 – La giustizia capovolta 2016 – Il lavoro promesso 2017 -) non è consueto incontrarlo e da sturziano militante quale immodestamente mi considero, ho partecipato con interesse e curiosità all’evento.

Il tema centrale, introdotto da par suo dal Vescovo di Orvieto Benedetto Tuzia,  è naturalmente il tempo del populismo, che sta assumendo una dimensione globale, conservando ovunque i suoi elementi costitutivi, e investendo come una burrasca governi ed istituzioni.

Un fenomeno, il populismo, che non è nato per caso, ma ha avuto una lunga gestazione che l’autore fa risalire alla crisi finanziaria del 2008 che ha provocato la destabilizzazione della classe media e la caduta di una serie di valori che essa custodiva come la tolleranza, la mediazione, il pluralismo.

In una breve replica ho avanzato una ipotesi forse più precisa sull’inizio del fenomeno: la caduta de muro di Berlino nel 1989 ed il disgregarsi di quella concezione della politica come parte (i partiti sono appunto parte) con una identità ed una appartenenza con solide radici ed altrettanto condivise prospettive di affermazione.

Nel libro tutto ciò è ben descritto, come il passaggio dalla dicotomia destra/sinistra ad altre coppie dialettiche: nord/sud, globalizzazione/nazione, sovranismo/europeismo, apertura/chiusura al mondo esterno.

Altra componente populistica la disintermediazione, cioè l’indebolimento progressivo, sino in alcuni casi all’estinzione, di quei corpi sociali quali sindacati, ong, famiglie, partiti, Chiesa ecc., che si frappongono tra il Capo ed il Popolo; viene citato l’esemplare episodio di Velasco Ibarra, eletto in Equador per 5 volte, che affermava:” Datemi un balcone per ogni paese e sarò vostro Presidente” il che ci ricorda sicuramente qualcuno, di ieri e di oggi.

C’è poi il passaggio dal LOGOS al PATHOS, una trasformazione di formidabile pericolosità che ha accompagnato la nascita di tutte le dittature del novecento, con quel che ciò ha comportato; non c’è più la logica stringente di un’articolazione dialettica, di un confronto su fatti, cose, riscontri, dati numerici o fattuali; quel che conta è l’emotività, il sentimento, l’astrazione, il comune sentire spesso fatto di rabbia, recriminazione, .

Quindi come strumento principale una comunicazione semplifica al massimo, ma con apparati sofisticatissimi alle spalle, che trova in Twitter e gli altri social il medium ideale; che si scaglia contro le èlites, dominanti speculatrici ed oppressive e lo status quo in cui c’è solo esclusione e perifericità; che offre soluzioni semplicistiche a problemi complessi o irrisolvibili; che scarica su bersagli fissi come i migranti o gli ebrei le responsabilità, le paure, le incertezze che la crisi sia economica che morale, induce.

Tutto ciò delegittima le istituzioni, induce al qualunquismo, fa balenare una improbabile democrazia diretta ma tecnologicamente avanzata, mentre denigra ed indebolisce l’unica democrazia che ci è dato di praticare, quella rappresentativa, che com’è noto è pessima, ma è l’unica che conosciamo.

Ma come se ne esce?

Bella domanda alla quale Don Francesco Occhetta cerca di rispondere e quindi non perdetevi tra cinque giorniù la prossima puntata di RES PUBLICA.

Francesco Chiucchiurlotto