Francesco Chiucchiurlotto

 

VITERBO – Riepilogo della ragioni del NO:

1) Il superamento del bicameralismo paritario non si raggiunge perché rimangono al Senato materie importanti quali tra l’altro le riforme costituzionali ed elettorali e l’attuazione dei trattati europei, nonché quanto contenuto in oltre 400 parole al posto delle 9 dell’art.70 originario, che prima descrivevano la funzione legislativa.

2) Il Senato non è delle Autonomie Locali, perché sono previsti solo 21 Sindaci su 8.000, 74 Consiglieri Regionali ( quelli delle 5 Regioni a statuto speciale non possono avere doppio incarico quindi c’è già un buco) e 5 di nomina del Presidente della Repubblica; inoltre scadranno con il loro mandato determinando un turn over incessante e parteciperanno condizionati dal loro incarico, però con immunità parlamentare.

3) La diminuzione del numero dei parlamentari e dei costi della politica, è un elemento di sfacciato populismo che tende a rendere appetibile il resto della riforma, quello che centralizza e statalizza, schiacciando il potere legislativo sull’esecutivo, trasformando la Repubblica Parlamentare dei Padri Costituenti, in un ibrido semipresidenzialismo imperfetto con un solo dominus, il Presidente del Consiglio.

4) Infatti l’eliminazione dei Senatori comporta circa 57 milioni di euro di risparmio, mentre il dimezzamento degli stipendi in discussione e l’abolizione praticabile con legge ordinaria di benefit e privilegi, molto di più; l’equiparazione dei compensi dei Consiglieri Regionali ai Sindaci di Capoluogo di Regione, in alcuni casi porta addirittura al loro aumento; la proposta copre la mancata vera riforma della politica, quella dell’applicazione dell’art.49 della Costituzione, sulla regolamentazione giuridica e democratica dei partiti, attesa da 60 anni.

5) L’abolizione del CNEL è un palliativo che copre l’annosa questione dell’abolizione di migliaia di enti inutili che foraggiano il sottobosco clientelare di tutti i partiti; perché non si è messo mano a questo di problema facendo volare solo lo straccio CNEL?

6) Non si parla di abolizione delle Province nei quesiti e lo si evita nei dibattiti perché la legge Del Rio è la cifra dell’incapacità a riformare, di questo governo; la riforma del Titolo V della Costituzione porterà ad una riscrittura del Testo Unico Enti Locali, aggiungendo confusione e sovrapposizione a quanto già la riforma del 2001 aveva fatto, ed Sindaci e Consiglieri Comunali esausti dai continui aggiornamenti, lo sanno.

7) Invece di abolire le Regioni a Statuto Speciale, sedi di privilegi e sprechi, le si è rafforzate; centralizzando alcune funzioni e competenze regionali in capo allo Stato sia in violazione del principio comunitario di sussidiarietà, sia di quelli di coerenza e logicità, determinerà a dismisura l’ aumento dei contenziosi presso la Consulta.

8) L’immissione nell’art.117 della cosiddetta “Clausola di supremazia dello Stato”, porterà quest’ultimo a intervenire in materie di competenza di Comuni e Regioni, in nome dell’unità giuridica o economica della Repubblica o dell’interesse nazionale; sarà il Governo, cioè il Presidente del Consiglio, che si troverà ad esercitare un potere discrezionale enorme, a proporlo al Parlamento per l’approvazione, magari ponendo la fiducia; l’affermazione che non si toccano i poteri del Premier, è una balla!

9) Sul decantato rafforzamento della democrazia diretta, si è agito in modo ambiguo; le leggi di iniziativa popolare saranno incardinate nei regolamenti parlamentari, ma perchè portare a da 50.000 a 150.000 le firme necessarie? Così per i referendum abrogativi si è stabilito un quorum più agevole da raggiungere sul numero dei votanti alla precedente elezione alla Camera e non sugli aventi diritto al voto; ma perché anche qui elevare da 500.000 a 800.000 le firme necessarie, sfavorendo le associazioni o le aggregazioni dei cittadini titolari della democrazia diretta?

10) Per l’elezione del Presidente della Repubblica si è perpetrato un colpo di mano all’art.83; dal settimo scrutinio andato a vuoto, si richiede non più i tre quinti dell’assemblea, ma la maggioranza dei tre quinti dei votanti, indebolendo le garanzie per un Presidente di tutti e favorendo manovre opache; così come si indeboliscono le garanzie di controllo sui disegni di legge governativi che dovranno essere approvati entro 70 giorni.

Insomma valeva la pena spaccare il Paese, creare instabilità, ricattare gli Italiani, per una riforma così? Sicuramente NO !

Francesco Chiucchiurlotto (Res 49)

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