Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Scoppiano come petardi pirotecnici le promesse elettorali di tagli da una parte e regalie, bonus, provvidenze varie dall’altra, il tutto a gravare sul debito pubblico.

L’economia di uno stato, lo dice la parola stessa “governo della casa”, è come l’economia di una famiglia; la quale, facendo poco o niente, può avere lo stesso livello di vita di una famiglia laboriosa in cui tutti lavorano dalla mattina alla sera, semplicemente indebitandosi.
Sino a che qualcuno o qualcosa non chieda il saldo del debito, non c’è alcuna differenza tra il regime di vita delle due famiglie quanto a consumi, vacanze, divertimenti, auto, moto ecc.

Il nostrovero problema di Italiani, sottaciuto o nascosto come polvere sotto il tappeto, si chiama DEBITO PUBBLICO !!.

Nel 1975, al governo la DC di Aldo Moro, il debito pubblico, cioè il disavanzo tra entrate e ed uscite della Repubblica, (Stato, Regioni, Enti Locali) era in euro di 41 miliardi ed 899 milioni, pari al 56,64% del PIL prodotto.

Il risparmio dei cittadini ed il valore dei nostri beni pubblici erano, come del resto sono anche oggi, di una entità assolutamente rassicurante, ma soggetti al giudizio ed al comportamento dei mercati internazionali, che operano sui tassi di interesse di tale debito.

Nel 1984 con Craxi al governo si supera il 70% con 286 miliardi e 744 milioni di debito; sono i governi del pentapartito e del CAF (Craxi, Andreotti, Forlani) che arrivano gioiosamente al 1992, con il governo Amato ai limiti di guardia del 105.49% pari a 849 miliardi e 920 ml.

Allora il superamento del 100% del PIL venne interpretato come allarme assoluto del dissesto ed addirittura si mise mano ai Conti Correnti dei cittadini pur di porvi un freno; Tangentopoli e Mani Pulite fecero il resto in nome di una palingenesi sia morale che economica.

Ma non fu affatto così in entrambi i casi: la corruzione continuò imperterrita come elemento costitutivo dell’andamento del Paese ed il debito continuò ad aumentare anche con i governi successivi, Ciampi, Dini, Berlusconi, pari al 121,84% sino alle politiche restrittive che riportarono ad un minimo del 100,09% del governo Berlusconi del 2004, e del 99,79 %, record virtuoso assoluto, del governo Prodi del 2007.

C’erano tutte le condizioni per avviare politiche di mantenimento e contenimento progressivo del debito pubblico, senonchè dalle elezioni del 2008 riparte la corsa verso l’alto.

Berlusconi lascia nel 2011 travolto dal fenomeno spread, che si basa sul rialzo dei tassi d’interesse con i quali vengono pagati i debiti contratti in tutto il mondo: ma nonostante l’economia di guerra perpetrata dal governo Monti, si arriva al 2013 con Letta al 129,03% di debito pubblico sul PIL pari a 2.070 miliardi e 179 milioni di euro.

Arriva il governo del Golden Boy Renzi, e triste ed ennesima delusione oggi scopriamo che le scoppiettanti riforme che dovevano rimettere in sesto il Paese sono state fatte con un ulteriore indebitamento, sino a 2289 miliardi, circa il 10% in più.

Attenzione non più è polvere sotto il tappeto; il disastro non è conclamato, ma c’è; nella Comunità Internazionale (BCE, FMI, G7, UE) hanno chiaro che l’Italia non può fallire per le sue dimensioni (non è la Grecia), ma non vado lontano dal vero se dico, e spero tanto di sbagliare, che ce la faranno pagare cara alla prima occasione.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 129)

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