Il COVID imperversa e stravolge le nostre vite con l’impennata dei contagi, con la sequela dei ricoveri in terapia intensiva, che sottrae posti letto alle patologie “comuni”, con una pandemia che non accenna a ridimensionarsi ai canoni della nostra medicina, della nostra autodifesa, della nostra civiltà, che non è altro che la gestione della nostra civitas.

Infatti quando il virus ti arriva in casa è un bel problema, di cui tutti tra le quattro mura  debbono farsi carico,

La scuola è diventato il vero fronte e le trincee scavate in questi anni non paiono reggere alle varianti che imperversano.

In queste circostanze così complesse, tanto per dire, si stanno svolgendo le elezioni per il Presidente della Repubblica: quasi a reti TV unificate, si mette in scena una strana democrazia diretta, con i maggiori e migliori Direttori di rete impegnati in maratone defatiganti, con interventi eccezionalmente episodici, occasionali o costruiti dei politici impegnati nelle votazioni.

Ma il soffio retorico colmo di affabulazione, che ci contraddistingue in ogni circostanza della nostra vita, ci condanna a ruoli stancanti e viziosi pieni di ipocrisia.

Che cos’è se non ipocrisia la determinazione che il governo attuale abbia bisogno assoluto di Draghi perché c’è il COVID, il PNRR, l’inflazione galoppante, i Turchi alla marina??

Appare di tutta evidenza che il governo Draghi sia un governo d’ emergenza istituzionale, che il contenuto politico di esso sia condensato nel solo leader protagonista, e che il patrimonio che egli rappresenta nello scenario europeo ed internazionale vada ad ogni costo preservato.

Ma se è Mario Draghi la variabile indipendente di ogni discorso; se è la figura che dall’alto del Quirinale può condizionare gli altri luoghi topici della politica italiana, Palazzo Chigi, Palazzo Madama, Montecitorio, perchè cincischiare su un vantaggio di visibilità o di una posizione più o meno importante derivata dalle dinamiche nostrane, quando ci stanno guardando da tutto il mondo, con il rischio di perderlo?

Questo provincialismo limitato al vantaggio del momento, come nella famosa metafora di chi pensa e guarda alle prossime elezioni e di chi pensa e guarda alle prossime generazioni, stavolta ci può essere fatale.

Abbiamo un debito pubblico abnorme; una situazione istituzionale critica, dalla giustizia al fisco, dall’economia alla crisi demografica, dall’evasione ai poteri criminali, che consiglierebbero moderazione, unità, cooperazione.

Un uomo super partes; un Presidente di grande competenza ed equilibrio; un personaggio leader in Europa e nel mondo come Mario Draghi per sette anni, un candidato di tutti perché tutti possono ascriverselo.

Se faremo il capolavoro, da sinistra o da destra, di rinunciare a Mario Draghi al Quirinale, e bruciarlo inevitabilmente poco dopo a Palazzo Chigi, non ci resta che sanificarci con dosi massicce di democraticismo, per non avviarci ad una deriva democratica che ad ogni secolo (28 ottobre 1922), chiede un prezzo amarissimo da pagare.

Francesco Chiucchiurlotto