Nicola Zingaretti

Non voglio parlare ancora del fenomeno delle Sardine, perché credo esista un altro modo per affrontare la realtà che viviamo e per cercare di cambiarla.

E’ quello dello studio, dell’analisi, dell’elaborazione, anche comparata con altri soggetti ed altre realtà, quella dell’umile ricerca di una idea giusta per quel momento e quel caso, da proporre e verificare laddove i fenomeni accadono ed i fatti si svolgono.

Fabrizio Barca, docente, economista, manager ecc., incurante della considerazione, scarsa, che gli conferisce il suo partito di riferimento, il Partito Democratico, continua con coerente tenacia a sfornare analisi interessanti, a proporre metodologie innovative per la vita del partito e per la società, in particolare sul tema che da sempre contraddistingue la sinistra, la lotta alle disuguaglianze, Per la quale ha costituito un Forum, intitolato appunto, delle diseguaglianze e delle diversità.

Quindi fotografare quel che è avvenuto con la globalizzazione e soprattutto dopo la crisi del capitalismo globale del 2008, non è che il punto di avvio di una riflessione più ampia.

Le proposte per la giustizia sociale del Forum sono state presentate pubblicamente nel marzo scorso, e ribadite a Bologna, perché le disuguaglianze si possono ridurre e che non c’è nulla di ineluttabile nella situazione che si è determinata.

E quindi, forti delle menti degli expertise e dell’accademia e del mondo delle organizzazioni di cittadinanza, sono state formulate 15 proposte, articolate su tre meccanismi di formazione della ricchezza: la tecnologia e il modo in cui questa ha finito per concentrare la ricchezza in mano a pochissime imprese globali, il passaggio generazionale per cui i ricchi trasmettono ricchezza e i poveri povertà, e il ruolo del lavoro.

“L’ingiustizia sociale e la percezione della sua ineluttabilità sono all’origine dei sentimenti di rabbia e di risentimento dei ceti deboli verso i ceti forti”, si legge nel manifesto del Forum. Un dato su tutti: nel 2016 in Italia al 10 per cento più ricco della popolazione adulta deteneva quasi il 65 per cento della ricchezza netta del Paese.

Secondo il Forum, tuttavia, questo quadro non va accettato come inevitabile: “Se i poteri, le opportunità e i risultati non vengono riequilibrati, è perché si è scelto di non farlo”. Ma “un’alternativa esiste, ed esistono le condizioni per trasformare i sentimenti di rabbia nella leva di una nuova stagione di giustizia sociale; per questo 15 proposte”.

Vale la pena elencarle:

1. Modificare gli accordi internazionali per garantire l’accesso alla conoscenza come bene pubblico globale. 2. Promuovere a livello europeo degli “hub tecnologici sovranazionali di imprese”. 3. Assegnare alle imprese pubbliche italiane missioni strategiche di medio-lungo periodo verso obiettivi di competitività, giustizia ambientale e giustizia sociale.4.n nelle Università: introdurre la giustizia sociale nella valutazione della “terza missione” degli atenei. 5.Introdurli nei criteri per l’assegnazione di finanziamenti pubblici alla ricerca privata 6. Valorizzare, sviluppare e diffondere in modo sistematico la collaborazione tra università, centri di competenze e piccole e medie imprese per generare conoscenza.

7. Costruire una sovranità collettiva su dati personali e algoritmi. 8. Strategie di sviluppo “rivolte ai luoghi”, attraverso la partecipazione degli abitanti. 9. Promuovere il ricorso da parte delle amministrazioni pubbliche ai cosiddetti appalti innovativi, per orientare le innovazioni tecnologiche ai bisogni delle persone e dei ceti deboli. 10. Orientare gli strumenti per la sostenibilità ambientale a favore dei ceti deboli. 11. Rivedere l’organizzazione e il governo dell’amministrazione pubblica.12. Estendere a tutti i lavoratori l’efficacia dei contratti firmati da sindacati e rappresentanze datoriali, introdurre un salario minimo legale non inferiore ai 10 euro l’ora. 13. Istituire i Consigli del lavoro e della cittadinanza: organismi interni alle imprese, composti da lavoratori, cittadini della zona e consumatori. 14. Utilizzare in maniera più diffusa i Workers Buyout, ossia l’acquisto dell’impresa in crisi da parte dei suoi lavoratori. 15. Da un lato, prevedere che al compimento dei 18 anni ogni ragazza o ragazzo riceva una dotazione finanziaria (o “eredità universale”) pari a 15mila euro, accompagnata da un tutoraggio che parta dalla scuola. Dall’altro, introdurre una tassazione progressiva sulla somma di tutte le eredità e donazioni.

Insomma finalmente un programma concreto ed innovativo cui per ora manca però il più, la politica.

Francesco Chiucchiurlotto