Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO – Non so se vi è capitato di leggere su Repubblica del 27 scorso, nella rubrica di Concita De Gregorio, “INVECE CONCITA – Il luogo delle vostre storie”, un bell’intervento di un ragazzo di Lubriano (VT) Carlo, che anche a nome della moglie Giorgia e della figlioletta Sofia, pone alcune grandi questioni dell’Italia di oggi.
La prima è il tentativo dei giovani italiani contemporanei di costruirsi una vita, una famiglia, un lavoro “normali”, laddove sono nati e vissuti, fosse anche un borgo medievale di circa 900 anime come Lubriano.

Attenzione, perché il diritto che Carlo rivendica nella lettera che Concita pubblica nella sua rubrica, non è strano, isolato, peregrino: attiene ai 10 milioni di persone che vivono nei circa 5350 Comuni italiani con popolazione sino a 5000 abitanti, che però manutengono, difendono e valorizzano ben il 54% del territorio nazionale.

Questi Comuni si stanno svuotando, invecchiando, impoverendo; soprattutto negli ultimi decenni, governi di ogni colore hanno portato avanti politiche miopi e suicide favorendo investimenti e provvedimenti nelle aree urbane delle medie e grandi città ed in particolare nelle loro periferie degradate, (7 miliardi di euro nell’ultima finanziaria) curando i sintomi e non le cause della malattia, perché è dall’esodo delle aree interne che esse si sovraffollano.
Una dimostrazione di ciò è la legge sui cosiddetti piccoli Comuni, approvata tra squilli di tromba e rullo di tamburi elettoralistici, che stanzia per essi 100 milioni di euro, IN SETTE ANNI !! Una legge di spesa e non di principi, praticamente inapplicabile.

Ma Carlo, ed è la seconda questione, è sui principi che vuole si discuta: come deve essere la scuola? Una somma di cifre, di bilanci, di freddi calcoli? Una concezione economicista dove il sacrosanto diritto all’istruzione diviene stupida matematica di contingentamento, che ha conseguenze assurde come il caso della scuola materna ed elementare di Lubriano?
Al centro del paese la scuola è, dice Carlo, “il cuore pulsante, l’edificio più bello”, l’unico in un vasto comprensorio più volte ristrutturato con soldi pubblici, completamente a norma, anche per le leggi antisismiche; ha una moderna mensa efficiente con cibi genuini e menu all’avanguardia, consente il tempo pieno, che in tante altre situazioni è un miraggio.

Ebbene questa eccellenza deve essere chiusa, non per risparmiare perché scolari e studenti neopendolari saranno un costo aggiuntivo, ma per sprecare tutto quello che in anni lì si era investito, per togliere ad un Paesino del viterbese ciò che lo contraddistingue, per negare a bambini e bambine il diritto ad una armonica educazione locale.

Perché poi? Perché una burocrazia insensata ha fatto regole uguali per tutti, ovunque e comunque, quindi se hai un iscritto in meno al numero cervellotico che si è fissato, scatta il taglio, il provvedimento di chiusura; le conseguenze non comportano come al solito nessuna responsabilità.

Una volta c’erano le Scuole Rurali; ancora oggi girando per le nostre campagne si trovano questi strani piccoli edifici scolastici, oggi riciclati o in disuso, in cui i figli dei contadini, cinque, dieci per classe o pluriclasse, imparavano a leggere, a scrivere e a divenire cittadini italiani; perché questo nostro imbarbarimento, questo andare indietro sui diritti civili?

“Abbiamo bisogno di ritrovare umanità” conclude Carlo, “la scuola è la culla dell’umanità” e Don Milani, cui tanti nella politica e nella scuola fanno strumentalmente riferimento, affermava che non c’è niente di più ingiusto che dare parti (regole) uguali a dei diseguali.

Facciamo qualcosa per la scuola di Lubriano!

Francesco Chiucchiurlotto 30.10.17 Res 116

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