Domani 6 giugno si conteranno 100 giorni da quel 26 febbraio in cui Elly Schlein vinse clamorosamente il secondo tempo, quello decisivo, delle primarie del Partito Democratico per l’elezione del Segretario politico.

E’ di senso comune porre questo periodo dei 100 giorni come limite per il caso in cui si debbano fare cambiamenti profondi, innovazione di regole e persone, insomma, per quanto riguarda il PD, uscire da uno stato comatoso di idee e programmi e soprattutto dalla conflittualità interna inutile e dannosa, di quelle sette correnti che un autorevole quotidiano ha in tal misura computato.

Qualcuno dovrebbe trarne un bilancio, e sarebbe bene che fosse proprio la Neosegretaria a farlo, chiarendo senza infingimenti e giri di parole, se ne è soddisfatta, oppure ci sia qualcosa che ancora frena, intoppa, impedisce la formazione di un partito nuovo, visto che di “nuovo partito” prodotto da una Costituente se ne è ritornati a parlare da poco.

La parabola dei cento giorni sancisce che ciò che in essi non si è riusciti a fare, non si farà più; ma cosa sarebbe stato possibile fare o almeno programmare seriamente?

I Grilli Parlanti di solito, come quello di Pinocchio, finiscono spiaccicati su di un muro; ed infatti nel PD non si è andati oltre un rumore di fondo fatto di critiche, anche ingenerose, battutacce, spallucce, cioè i soliti movimenti corrosivi che hanno ricompattato le mai sciolte correnti, quelle che fecero fuori i precedenti Segretari.

Eppure, ad esempio, tracciare un’analisi dei cambiamenti epocali intercorsi nel capitalismo globalizzato; l’evoluzione del rapporto produzione – lavoro, che intacca addirittura il fondamento posto dall’art.1 della Costituzione; la scomparsa della lotta di classe e l’esigenza di una critica serrata all’attuale divisione del lavoro e delle sue diseguaglianze, che a differenza della destra è vitale per la sinistra: sono risposte da trovare in fretta come presupposto di ogni cambiamento, e soprattutto di ogni identità.

Poi c’è il partito: perché non dare un esempio di riformismo con l’ipotesi più avanzata dell’applicazione dell’art.49 della Costituzione, quello che tutti evitano perché regolamenta il “ metodo democratico” con cui i partiti concorrono a “determinare la politica nazionale”?

Per non parlare della questione istituzionale, cioè del caos dell’ordinamento amministrativo intervenuto dopo l’ultima riforma del Titolo V e della legge Delrio (tutta roba PD); non basta opporsi a presidenzialismo ed autonomia differenziata, quando serve un quadro coerente di tutte le componenti della Repubblica che l’art. 114 C. prevede.

Stanno per riformare le Province, o meglio ripristinare il vecchio sistema di enti intermedi; ma al solito, un pezzo alla volta, e quindi sbagliando, senza un contesto ed una scala di poteri armonici che comprenda le Regioni e soprattutto le aree interne e montane, i borghi ed i paesi, vero e proprio patrimonio culturale ed ambientale in degrado e spopolamento.

Nella sua replica Elly ha sostanzialmente chiesto tempo, i cento giorni, ferie comprese, non sono poi così tanti per chi è determinato a restare, quindi “comodi”! Mi è sovvenuto quel canto di sfida delle mondine, che parafrasato potrebbe oggi dire: “Se cento giorni vi sembran tanti, venite voi ‘l PD a governar…! ”… e, attenzione, non è detto che non avvenga!

Ma sono convinto che Lei sarà ancora in grado di stupirci!

Francesco Chiucchiurlotto

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