Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO Il Governo Conte, o sarebbe meglio dire “Governo Con Te”, è dominato da un suo componente in un modo mai visto nella storia politica italiana: il Ministro degli Interni, Matteo Salvini; … già! un altro Matteo.
Deve essere chiaro che ci ritroviamo in una situazione in cui la forma del potere pubblico è di tipo duale, e bisogna risalire alla Roma Repubblicana dei due consoli, che notoriamente governavano a giorni alterni. Bizzarra istituzione, che “occhio!” comunque ha dominato il mondo a lungo, e che quindi un qualche merito di prassi e procedura doveva pur averlo.

Altra novità da non sottovalutare è il Contratto di Governo, che deve essere per forza elogiato come soluzione per una legge elettorale truffaldina ed immorale, che imponeva un accordo prefigurato tra i cascami di due forze politiche: PD e Forza Italia.

In questo quadro emergenziale l’homo novus Salvini si impone per straordinarie capacità comunicative, spregiudicato uso di argomenti di senso comune, grezza ma efficace vis polemica.

Dall’opposizione e dintorni si levano fortissime obiezioni di cui due preminenti: è in campagna elettorale permanente la prima; non governa ma è solo e sempre sui media, radio e TV, ed in particolare sui social media, Facebook, Twitter, Instagram, non disdegnando le copertine delle riviste tra il gossip e la cronaca.

La prima obiezione la dice lunga sulla capacità di analisi della realtà dei tanti fuori dall’area governativa; è una stupidaggine rimproverargli la campagna elettorale permanente semplicemente perché oggi, 24 giugno, 3 milioni di Italiani votano nei ballottaggi comunali.

La seconda obiezione sull’uso parossistico dei social, non coglie appieno la portata comunicativa di Salvini; a differenza di Renzi che aveva appreso e sviluppato la lezione di Berlusconi, questo Matteo ha due mentori: oltre il Cavaliere anche Umberto Bossi, la cui forza si radicava e diffondeva su canoni basati sul contatto fisico con le masse, meglio forse dire con la GGENTE, che incontrava in decine di comizi a settimana, che stupiva e fidelizzava con le figure mitiche della Padania, dell’ampolla del Po, di Alberto di Giussano; che affascinava con le idee più o meno digerite di grandi intellettuali autonomisti, con l’esibizione della canottiera e del turpiloquio.

Oggi c’è la felpa, la ruspa, la cravatta all’ombelico, la camicia sbottonata che ricorda i descamisados di Juan Peron, e soprattutto la grande semplificazione del linguaggio: chi non capisce le parole d’ordine di “sicurezza e lavoro”? di “prima gli Italiani”? di “frontiere sicure ma europee e non solo italiane”? di “nessuna lezione da Francia e Spagna”? ecc.
Salvini è milanese, ma sempre italiano è; allora come non cogliere nello schema retorico che informa il suo linguaggio e la sua comunicazione i canoni essenziali relativi alla Sceneggiata Napoletana , in anteprima assoluta sul populismo, cui esso deve tributo?

I protagonisti erano: ISSO, ISSA e ‘O MALAMENTE; cioè Lui, l’eroe, uno di Noi che è impegnato nella lotta con tutta la fisicità del suo corpo; Lei, il popolo, la nazione, la vittima da difendere e conquistare; infine la canaglia, il pericolo, la minaccia, da combattere e sconfiggere; di volta in volta l’Euroburocrazia, i poteri forti, i clandestini, i vaccini, ecc.
Nella psicosi collettiva in cui galleggiamo ci poteva andare peggio”.

Francesco Chiucchiurlotto (Res 165)
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