Siamo in guerra?

No, siamo in cura! perché non c’è un nemico identificabile che ha messo in campo una qualche strategia di conquista o di revence, o di predazione; non c’è una mobilitazione possibile di corpi armati e sussidiari, di strumentazioni più o meno segrete da mettere in campo; di economie in rapida trasformazione: da forchette e cucchiai a pallottole e carri armati.

E’ vero che somiglia molto a tutto ciò che attiene ad uno svolgimento bellico quel che vediamo svolgersi sotto i nostri occhi, ma il virus cerca solo un ospite in cui sopravvivere e lo fa con la deterministica e banale arma del contagio che noi e solo noi umani rendiamo possibile e letale.

Ora ci appare in tutta evidenza che potevamo fare di più; che questa classe politica poteva fare di più: non si salva nessuno, perché quando ci sono in gioco interessi nazionali ogni attardarsi sulle percentuali in più od in meno del maledetto consenso mediatico, alla fine si paga come collettività, come nazione; altro che sovranismo, siamo al bullismo incosciente e spavaldo da una parte, di tipo cripto negazionista, ed alla sicumera retorica e superficiale di chi paternalisticamente ci governa, approfittando del monotema pandemico.

Si poteva dar retta a Crisanti e fare 300.000 tamponi al giorno, sulle spiagge e sulle montagne, nelle città d’arte, nelle aree interne, con uno sforzo straordinario di assunzione di personale, impieghi massicci di strumentazioni mediche, mobilitazione generale di protezione civile ed istituzioni, per dare il colpo di grazia al virus in cerca di sopravvivenza.

Ma le ferie sono ferie, ed in Italia, quasi unica al mondo, c’è una sacralità rituale che sospende ogni questione, ogni problema, ogni emergenza; si apre una parentesi graffa, ci si mette dentro alcuni termini delle problematiche, gli altri li si colloca in quelle quadrate e tonde, ed a settembre si fa il percorso inverso.

Con il COVID 19 non ha funzionato, nè poteva funzionare.

Mi permetto una citazione che traggo dalla mia militante verde età; Mao Tse Tung teorizzava la sua strategia di guerriglia vincente dicendo che: quando il nemico attacca, fuggi; quando si ferma, attaccalo; quando fugge, distruggilo!.

Ecco, il virus era debole e fuggiasco ed andava distrutto con uno sforzo eccezionale che non si confà al nostro carattere nazionale, specializzato, vocato, allenato alle emergenze; invece, alieno, infastidito, disabituato alla lucida programmazione.

Sarà per questo che in Cina, Corea del Sud, Giappone, ed in generale in Asia, la pandemia è in qualche modo contenuta e l’economia produttiva e commerciale è, sia pure in modo leggero, in ripresa.

Del resto negli anni settanta le formazioni maoiste di Servire il Popolo, Unione dei Comunisti Italiani (linea rossa e linea nera), Stella Rossa ecc. non ebbero grande fortuna, principalmente perché ordine e disciplina, ancorchè rivoluzionarie, non erano nelle corde dell’unica nazione che non ebbe mai una vera rivoluzione, nè politica né religiosa, ma piuttosto ebbe la Controriforma ed il Trasformismo; quindi siamo, purtroppo, normali nella nostra normalità.

Francesco Chiucchiurlotto