“Forte attenzione alla riconversione dei processi produttivi esistenti, crescita di nuove filiere, tra cui le fonti rinnovabili e l’idrogeno, e passaggio a un modello economico circolare. Questa, in estrema sintesi, l’attuale filosofia di “Confindustria Energia” espressa dal suo direttore, Domenico Noviello. La federazione delle associazioni del comparto conta 35 mila lavoratori e rappresenta il settore dalla produzione alla distribuzione di energia, sia tradizionale sia rinnovabile.”

Questa è una delle tante dichiarazioni che si possono leggere dopo la pubblicazione del PNRR di esponenti dell’establishment economico governativo, ed appaiono quasi scontate nella loro logica e sintetica formulazione.

Peccato che abbiano 20 anni di ritardo da quel 19 luglio del 2001 a Genova, dove le stesse quasi identiche parole venivano gridate da migliaia di giovani di uno degli ultimi movimenti che diedero voce ad una generazione, e che fu sconfitto e cancellato in Italia da una violenza istituzionale che passò alla storia come “macelleria messicana”.

Altri 20 anni segneranno tra un paio di settimane l’altro evento delle Torri Gemelle, che distolse e distrusse i movimenti ecologici e pacifisti internazionali, con le due guerre più inutili e costose della storia, Iraq ed Afghanistan, come stiamo attoniti e preoccupati assistendo in queste ore.

Il 20 agosto del 2018 Greta Thunberg, una ragazzina speciale, iniziò con effetti planetari una campagna di denuncia e sensibilizzazione sul clima ed il riscaldamento globale, ricevendo il plauso, l’assenso e l’impegno dei grandi della terra.

Oggi in un manifesto con altri ragazzi da tutto il mondo, denuncia il tradimento di quelle promesse e di quelle buone intenzioni, di cui, come noto, è lastricato l’inferno.

“Pianteremo un miliardo di alberi per recuperare sul riscaldamento globale” si disse.

Ed ecco che in una sola estate un miliardo di alberi sono stati divorati dalle fiamme in tutto il mondo, ma in particolare in quello ipersviluppato in cui si preferisce spenderli, i miliardi, per spegnere gli incendi, riparare i danni e ripristinare condizioni accettabili status quo ante, piuttosto che mettere in campo un moderno ed efficiente sistema di prevenzione a costi infinitamente minori, da affidare a enti territoriali.

Ma oltre agli incendi bisogna prepararsi al loro contrario: alluvioni, cicloni, dissesto idrogeologico. Ma anche siccità e carestie, con conseguenze prevedibilmente disastrose.

Una risoluzione dell’ONU a firma congiunta dei massimi esperti sul clima, continua a metterci in guardia sul poco tempo rimasto per rimediare; a Glasgow tra tre mesi si replica tra le nazioni in cima all’elenco degli emissari inquinanti e valuteremo se ci saranno segnali di vero cambiamento.

Intanto l’UNICEF ha pubblicato dati su un drammatico aspetto sinora ignorato: i rischi specifici che corrono 850 milioni di bambini nel mondo per l’esposizione agli shock climatici ed ambientali.

Così il quadro è completo sulla nostra inadeguatezza a vivere questo pianeta; l’unico che abbiamo, tra l’altro!

Francesco Chicchiurlotto