La convocazione da parte del Presidente del Consiglio degli STATI GENERALI dell’economia, per trovare il modo migliore per spendere quei fondi europei che con una qualche perizia egli ha contribuito ad ottenere, è stata criticata per tanti versi, non ultimo il riferimento storico al 1789 ed al povero Luigi XVI che alcuni anni dopo averli convocati, gli Stati Generali di nobili, clero e popolo, ci rimise la testa.

C’è un discrimine sottilissimo tra successo e fallimento di questa operazione salvifica, perché pochi si rendono conto in quali pessime condizioni ci stiamo arrivando: una baraonda politica che fa rimpiangere anche la più scrausa coalizione di pentapartito della defunta Prima Repubblica; una opposizione “disfattista” al limite dell’incoscienza, del tipo segare il ramo sul quale si è seduti, visto che stiamo tutti sullo stesso albero; un ventennio di riforme sbagliate o non concluse che al solo sentirne la riproposizione fa venire i brividi; un sistema burocratico elefantiaco concentrato soltanto sulla propria conservazione e riproduzione.

Ora per carità, l’ascolto, l’elaborazione, la preparazione professionale, l’apporto ecc. di tanti soggetti può anche essere utile, ma possibile che una indicazione generale di dove si va a parare non si riesca ancora a percepire?

Il verbo governare ha un etimo nel latino “guberna” che è il timone di una natante; se sai qual è la rotta giri il timone di conseguenza; se non lo sai procederai a zig zag, rischiando di non arrivare alla meta prefissata, ed in ogni caso perdendo un mare, è il caso di dirlo, di tempo.

La crisi economica senza precedenti che tutti gli osservatori valutano avrà gli effetti più nefasti ad ottobre, è stata determinata dalla pandemia covid19; ci sono lezioni da trarre?
Il ponte di Geneva ricostruito in tempi record con il concorso di tutto il sistema pubblico e privato e soprattutto con procedure semplificate, tante per usare un eufemismo, è stato un esempio di eccellenza italiana; ci sono lezioni da trarre?

L’impreparazione al virus, certo non solo italiana, di una sanità pubblica indebolita e subordinata ai privati, ha provocato vittime e clausura e di conseguenza crisi economica; ci sono lezioni da trarre?

Il disastro ambientale e climatico che si manifesta ovunque provocando lutti e rovine ci lascia pochi residui margini d’intervento; ci sono lezioni da trarre?

Potremmo proseguire all’infinito, ma già molte voci hanno risposte a queste domande, basterebbe tenerne conto: Massimiliano Fuksas ha descritto i rischi di una urbanizzazione sregolata; Stefano Boeri ha indicato nelle aree interne e montane, i borghi e paesi italiani, i luoghi della rinascita e della crescita di un nuovo modo di vita; Vittorio Sgarbi ha descritto la loro bellezza come funzione di civiltà, cultura e progresso.

Carlin Petrini, con Slow Food, ha rivolto un appello al governo alla vigilia degli Stati Generali con uno slogan significativo: Ripartiamo dalla terra! : ambiente, filiere locali virtuose, decine di migliaia di comunità che curano l’economia rurale, la biodiversità, vera nostra ricchezza endogena insieme all’enogastronomia, il design e la moda.

“Video bona proboque, deteriora sequor…” speriamo di non fare come il poeta Catullo che vedeva le cose buone e le riconosceva come tali, ma poi seguiva quelle deteriori e sbagliate.

 

Francesco Chiucchiurlotto