La dea Nemesi, figlia di Zeus, nella mitologia greca si occupava di mettere le cose a posto per i delitti irrisolti o impuniti, distribuendo e irrogando gioia o dolore a seconda di quanto era giusto, perseguitando soprattutto i malvagi e gli ingrati al Fato.

Insomma un mix di giustizia e vendetta che non doveva far dormire sonni tranquilli a chi aveva la coscienza poco pulita, a chi aveva approfittato delle debolezze altrui, a chi aveva usufruito immeritatamente di vantaggi e privilegi, mestando su sentimenti ed emozioni.

L’avviso di garanzia a Beppe Grillo per traffico illecito di influenze ha occupato le prime pagine di quotidiani, notiziari e social media, suscitando una Dea Nemesi che trova una splendida occasione per svolgere il suo compito, con chi sulla fustigazione dei costumi, sull’incapacità a governare, sui roboanti vaffa, aveva costruito le sue fortune, e soprattutto aveva aperto un’ipotesi di prospettiva nuova per la politica italiana, che sta fallendo.

Il reato contestato è quanto mai fumoso (fumus persecutionis ?), ed il fatto che sia stato voluto dai Savonarola pentastellati aggiunge curiosi elementi di autonemesi.

Quindi indipendentemente da come evolverà la vicenda giudiziaria, la questione andrebbe analizzata come ulteriore ed eclatante occasione per una riflessione sul come oggi ci si informa e sul come da una percezione identitaria e caratteriale di un fatto, di un giudizio o di una formulazione di merito, ci si forma una opinione, che diviene credenza, comportamento, interazione, voto.

Tutti hanno bisogno di una identità che superi quella pubblica ed ufficiale riassunta in una carta o in un certificato; di quell’immagine di se che una volta era collocata in un contesto narrativo di comunanza sociale e politica, che si esprimeva nella partecipazione e nella militanza, e che oggi invece è soltanto immersa e dispersa nella giungla mediatica.

E’ nella natura dell’uomo esprimersi anche in modo radicale, estremo, tranchant; cercare soluzioni elementari e banali alle problematiche complesse che attraversano la nostra quotidianità.

Il web, i social media hanno offerto strumenti formidabili a tutti per consentire questa espressione di individualità ed identità, ma con “ l’uno vale uno”, sono saltati i filtri possibili di una democrazia virtuosa, di regole condivise di saggia convivenza, di dettami normativi e costituzionali, di referenze, capacità, valori.

Infatti se la regola fondamentale di ogni democrazia è il principio di maggioranza che distribuisce il potere ed il suo esercizio, niente e nessuno garantisce che le posizioni di maggioranza siano le migliori, o che addirittura non abbiano aspetti dannosi o criminali.

Per questo esistono le Costituzioni, la Dichiarazione dei diritti universali dell’uomo, e quant’altro fa da confine e salvaguardia a derive pericolosissime.

Il giudizio sul Movimento 5 Stelle è certamente di là da venire e come tutti i fenomeni complessi non merita l’identificazione ed il giudizio con le vicende personali di un suo pur “elevato” esponente; ma questo tramonto che avanza potrebbe portare, parafrasando Georg Wilhelm Friedrich Hegel, ad una notte in cui tutte le vacche sono grigie: allora si farà largo ai no wax, ai no pass, ai no tax, alle mille posizioni identitarie nutrite dal web, che non consentiranno più una civica e condivisa convivenza.

Francesco Chiucchiurlotto