La notizia è che dopo una mezza dozzina di mesi si è finalmente riunito il Tavolo Tecnico Politico della Conferenza Stato-Città, previsto dal decreto legge 25 luglio 2018 n°91, convertito nella legge 21 settembre 2018 n°108, recante “Proroga di termini previsti da disposizioni legislative” il cosiddetto Milleproroghe.

Il Tavolo, sgombro ora da panettone e spumante, deve occuparsi di una vergogna nazionale: l’obbligo associativo imposto ai Comuni sino a 5000 abitanti, impropriamente chiamati “piccoli”, ai sensi di una legge che porta la firma di Calderoli, ma concordata con ANCI, la n°78/2010, prorogata da allora sino al giugno 2019 prossimo.

Com’è possibile in un ordinamento europeo ed in un paese come l’Italia, “Patria del Diritto” che una norma che riguarda 5543 Comuni sia inattuata da 9 anni e sia continuamente prorogata la scadenza imposta a questi Comuni di associare le funzioni fondamentali, in un modo rivelatosi demenziale, diseconomico, impraticabile?

Ma è la politica bellezza! La cattiva politica che l’ ANCI ha condiviso con tutti i governi che si sono succeduti sinora, perpetuando una serie di rapporti compromissori ispirati a ben altri fini di quelli statutari di difesa e valorizzazione delle autonomie locali; per esempio quello di shuttle verso il Parlamento ed il governo dei suoi vertici.

Così ci troviamo a discutere ancora di associazionismo, anche se c’è rimasto poco da associare dopo che in 5 anni sono stati sottratti circa 7 miliardi di euro di trasferimenti, che il blocco del personale ha reso quasi impraticabile ogni modernizzazione ed aggiornamento della macchina amministrativa dei Comuni, che le complicazioni burocratiche hanno prodotto solo produzioni cartacee, ecc. ecc.

Ma stavolta c’è una novità eccezionale, la legge citata affida al Tavolo:” la redazione di linee guida finalizzate all’avvio di un percorso di revisione organica della disciplina in materia di ordinamento delle Province e delle Città Metropolitane, al superamento dell’obbligo di gestione associata delle funzioni e alla semplificazione degli oneri amministrativi e contabili a carico dei Comuni, soprattutto di piccole dimensioni”!!!!

Roba da matti! Dopo mesi di latitanza, in piena attuazione della finanziaria, alla vigilia della campagna elettorale per le europee e le comunali, mentre sia Camera che Senato si stanno cimentando su questi temi ed il governo ha pubblicamente annunciato di voler mettere mano al Testo Unico degli enti Locali, con quale credibilità si riuniscono i rappresentati di ANCI ed UPI per produrre una “mera proposta” al ministero ed al governo?

Si cala sul Tavolo, stavolta da poker, un bluff sgangherato che finirà come al solito. Naturalmente spero di sbagliare.

Cosa c’è da fare invece e subito? Due anni fa circa, è stata approvata la legge n°158/17, la legge per i cosiddetti piccoli Comuni detta dal suo estensore “Realacci”, ma completamente inattuata perché inattuabile, in quanto l’art.1 detta criteri e attribuzioni e 12 tipologie per individuare questi cosiddetti piccoli Comuni, che debbono essere elaborati da ben 5 ministeri sentito l’ISTAT: alla faccia della semplificazione e della sensibilità per i borghi e paesi italiani che nel frattempo si invecchiano, si impoveriscono e si spopolano.

Abbiamo proposto di abrogare questo articolo, oppure di derogarlo in sede di prima applicazione; ma l’ANCI non risponde ed il resto delle istituzioni coinvolte sembra stellarmente lontana da questi problemi.

Tra poco sarà Carnevale e tutti sanno che “Semel in anno licet insanire”; possibile che non si trovi un pazzo che faccia la cosa giusta?

 

Francesco Chiucchiurlotto