Francesco Chiucchiurlotto
Francesco Chiucchiurlotto

VITERBO  – Massimo Cacciari sull’Espresso di questa settimana, analizza i “sinistri presagi sui destini della sinistra” dopo un rapido, ma esauriente excursus, dal novecento ad oggi.

Cosa è successo alla sinistra che aveva nella contraddizione dialettica tra lavoro e capitale il riferimento materiale a classi sociali e movimenti di lotta, nella prospettiva marxista di liberazione dell’uomo, se non una deriva ideologica dalla quale non riesce ad uscire? Cosa può fare dopo il fallimento di impraticabili terze vie e soprattutto dopo il cedimento ad approcci populistici?

Cacciari ci aiuta molto nell’analisi: il soggetto della trasformazione sociale, sino agli anni settanta, è stata la classe operaia: essa è al centro dei fattori produttivi e della struttura economica prima nazionale poi multinazionale ed infine globale, dove alla fine trova la marginalizzazione del proprio ruolo e della massiccia riduzione della sua consistenza numerica.
A quel punto, fine anni ’80, di fronte all’offensiva neoliberista la sinistra si è trovata davanti ad una scelta tra passato e futuro, ma ha scelto il presente, cioè le terze vie ed il “popolo” come riferimento politico e sociale.

Il che ha esentato la sinistra dalla scelta e dalla responsabilità di parlare a ceti sociali precisi, dalla difficoltà di affrontare la complessità di analizzare, capire e rivolgersi al lavoro dipendente che non cessava di esistere pur nelle sue nuove forme precarie e parcellizzate, allo sfruttamento che non solo non cessava di esistere, ma si globalizzava creando i nuovi soggetti della complessità sociale di oggi.

Massimo Cacciari non azzarda ipotesi né propone soluzioni, ma è evidente che esse non possano essere populistiche o interclassiste sul tipo – Partito della Nazione – ed aggiungo io neanche di tipo centralistico, statalistico, lideristico, come la proposta referendaria sottintendeva.

Se si alzasse la testa dalla contingenza dei giochi di potere quotidiani, indagando sulle possibili alleanze tra ceti garantiti (pensionati, pubblico impiego, professioni) e giovani precarizzati, partite IVA innovative e globalizzate, nuove professioni, si individuerebbe un nuovo blocco sociale per sostenere i tradizionali valori della sinistra, giustizia sociale, pari opportunità di crescita per tutti, libertà intellettuale e morale.

Ci vorrebbe un nuovo Silos Labini, che segnò gli anni settanta con la sua ricerca “Le classi sociali in Italia”, che fecero da sfondo scientifico a quella straordinaria stagione di conquiste sociali e culturali; oggi abbiamo bisogno almeno di sapere chi c’è per decidere con chi stare.

Francesco Chiucchiurlotto
(Res 91)

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